Lettera al popolo israeliano

Cari amici israeliani,

Che state facendo?

È difficile darvi il beneficio del dubbio, ma ci proverò. Quindi vi chiedo di nuovo: che state facendo?

Vi abbiamo visto prendere in giro i palestinesi su TikTok. Vi siete filmati mentre bevevate e mangiavate con gusto, o mentre accendevate e spegnevate le luci, mentre a Gaza 2 millioni di persone morivano di fame, senz’acqua, né cibo, né elettricità, né medicine, ne carburante. Nulla. E ed è esattamente questo che volevate.

Vi abbiamo visto gioire per ogni singola bomba su Gaza, come tifosi allo stadio. I vostri soldati hanno sganciato più di 45,000 bombe sulla striscia. Qualcosa che non si vedeva dal Vietnam. Le vostre bombe hanno distrutto tutto. Indiscriminatamente. Case. Ospedali. Moschee. Università e scuole. Persino campi profughi. Come se voleste cancellare Gaza e i palestinesi dalla faccia della terra.

Ma che diavolo state facendo?

Vi abbiamo visto vantarvi di aver ucciso 1, 5, 10 palestinesi. E quando vi abbiamo chiesto: “ma che c’entrano i bambini?”, avete risposto: “perché cresceranno e diventeranno terroristi”. Al tempo stesso, abbiamo visto i vostri bambini cantare in TV: ‘annienteremo tutti’. Ma avete perso la testa? Vi rendete conto di ciò che dite? Dov’è finita la vostra umanità?

Abbiamo visto il vostro Presidente affermare che non ci sono civili innocenti, perché sono tutti complici di Hamas. Abbiamo visto il vostro Primo Ministro citare la Bibbia per invocare il genocidio degli Amalekiti – e la Bibbia dice: “Ora vai, attacca gli Amalekiti e distruggi completamente tutto ciò che è loro. Non risparmiare nessuno; metti a morte uomini e donne, bambini e neonati, bestiame e pecore, cammelli e asini”.

Come fate a dormire la notte?

Abbiamo visto i vostri soldati uccidere civili disarmati mentre issavano bandiera bianca. Abbiamo visto i vostri soldati filmarsi mentre ballavano nelle moschee, aprivano casseforti nelle case distrutte, deridevano i palestinesi vivi o morti, o mentre issavano la bandiera israeliana sulla spiaggia a Gaza.

Diteci la verità: questa non è mai stata solo una questione di autodifesa, vero?

State radendo al suolo Gaza oggi per farne Israele domani. Continuerete nella vostra impresa genocida finché potrete. Poi servirete la comunità internazionale con il fatto compiuto: “non c’è più nulla a Gaza, tutti i palestinesi devono essere trasferiti all’estero”. E poi avrete Gaza tutta per voi, vero? Già vi vediamo bere cocktail sulla spiaggia di Gaza.

Ho paura di fare questa domanda, ma eccola qui: se esistesse un pulsante per uccidere tutti i palestinesi, lo fareste?

Se la vostra risposta è sì, allora siete voi i nemici dell’umanità – e faremo tutto il possibile per fermarvi. Altrimenti, dovete fare qualcosa. Alzatevi, parlate, protestate. Se avete ancora una goccia di umanità nel vostro sangue, usate la vostra posizione di privilegio per cambiare le cose nel vostro paese.

Non c’è più tempo. Ogni secondo che esitate, un bambino muore a Gaza sotto le vostre bombe. Ogni secondo che persistete nel vostro stallo, una donna muore a Gaza sotto il fuoco dei vostri fucili.

Avete il sangue sulle mani. Ma delle mani insanguinate possono ancora stringere il pugno e alzarsi in segno di protesta. Potete ancora aprire i vostri palmi e salvare vite. Fatelo ora. In nome di quel Dio in cui dite di credere.

10 commenti

    1. L’odio etnico è riprovevole sempre. Li condanno entrambi. Ma la storia che ha portato alla cristallizzazione dell’odio tra i due schieramenti non va dimenticata.

      Da una parte, c’è uno stato oppressore deciso a tavolino dalle potenze internazionali nei primi anni del Novecento. Uno stato nato sulla premessa della de-arabizzazione forzata della Palestina. Uno stato che impone a tutti gli effetti un regime di apartheid al popolo palestinese.

      Dall’altra c’è un popolo che in origine era – dato oggettivo – stragrande maggioranza in Palestina. Che in principio accolse persino la minoranza ebraica (appena 24,000 ebrei nel 1882, 8% della popolazione in Palestina) e che coesisteva con essa.

      Poi però c’è stata la Dichiarazione di Balfour. Il piano Dalet. La Nakba. L’occupazione dei territori palestinesi. Le prima e la seconda intifada. E così via, fino ai 26mila morti di oggi.

      Chiamarle “due tribù di stronzi” significa mettersi dalla parte dell’oppressore che ha oggettivamente tutto: armi, potere, supporto internazionale, infrastrutture, un esercito, soldi.

      Io preferisco stare con gli oppressi. Almeno fintanto che non tornerà la pace.

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      1. Stare con gli oppressi anche quando gli oppressi sono stronzi, dicono cose stronzissime e soprattutto fanno cose stronze da orrore significa accettare quella stronzaggine. E io non accetto la stronzaggine mai, da qualsiasi parte si trovi.

        Gli oppressi non hanno ragione a prescindere solo per il fatto di essere oppressi. Altrimenti dovremmo accettare anche la violenza jihadista perché gli immigrati musulmani sono ghettizzati nelle banlieue e discriminati nelle società europee, poverini. Beh, un cazzo.

        Poi le colpe pregresse ci sono senza dubbio, ma lì e adesso la stronzaggine è equamente distribuita. E non si misura con il numero di morti, ché altrimenti ci mettiamo a discutere se è stato più stronzo Hitler oppure Stalin sulla base delle decine di milioni di morti. Né si misura con gli argomenti storici, perché altrimenti tu citi la dichiarazione Balfour e io ti contro-cito il rifiuto sistematico da parte dei palestinesi fin dal 1948 di una soluzione a due Stati, tu citi le migliaia di bambini ammazzati a Gaza e io ti contro-cito il massacro programmato dei civili e gli stupri sistematici del 7 ottobre, e così ci avvitiamo – come sempre succede con questa brutta storia – nella solita polemica in cui tutti hanno poche ragione e tutti hanno molti torti, e allora ci si mette a soppesare quanti e quanto grossi sono le ragioni e i torti e non si finisce più.

        Io guardo solo il presente. E nel presente vedo solo due tribù di stronzi simmetricamente identiche. Stronzi i cui torti e le cui ragioni non mi importano più, perché di fronte alla stronzaggine si reagisce sempre e comunque con la denucia. Stronzi a causa dei quali la pace in quel posto non tornerà mai.

        La pace non tornerà mai non perché gli alieni cattivi arrivati dallo spazio opprimono gli umani buoni. Ma perché lì gli umani buoni sono una minoranza infima, la stragrande maggioranza è composta di stronzi e la pace gli stronzi non la vogliono. Invece ogni tribù vuole il puro e semplice annientamento dell’altra tribù. Che cazzo di pace puoi ottenere se nessuno, nemmeno le vittime, la vuole?

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        1. Sono “stronzi” 11,000 bambini palestinesi morti in 114 giorni di genocidio? Facile per te mettere tutti sullo stesso piano, io invece non ci riesco – e menomale.

          Non ho mai detto – in nessun contesto – che un oppreso ha ragione a prescindere. Mai. Sarebbe stupido dirlo. Dico solo che un oppresso è un oppresso, che gli oppressi muoiono per mano degli oppressori, e che si può e si deve mettere fine all’oppressione il prima possibile. Altrimenti si finisce col mettersi su posizioni pilatesche come fai tu, sostenendo di fatto l’oppressore.

          Facile dire che sono tutti cattivi allo stesso modo. Così facendo tu, da una parte, cristalizzi le fazioni in blocchi monolitici e omogenei (non è così), non lasciando nessuna speranza al dialogo e a una seppur remota possibilità di pace; dall’altra, ti auto-assolvi, seduto nel tuo caldo studio mittel-europeo, circondato di libri, mentre a Gaza 2 milioni di persone muoiono di fame – a Tel Aviv invece brindano all’imminente ritorno israeliano a Gaza. Fai tu.

          E no, la tua ricostruzione storica non ha senso. Un inizio al tutto c’è stato. Ben prima che si cominciasse anche soltanto a parlare di soluzione a due stati.

          Il seme dell’odio l’hanno piantato i sionisti, sostenuti dalla Gran Bretagna prima e dalle Nazioni Unite dopo. Nel 1800 c’erano 7,000 ebrei in Palestina contro 246,000 arabi. Non siamo arrivati a cifre opposte per caso, né per fato. È stato messo in atto un sistematico e graduale genocidio del popolo palestinese. Chiedi a Ben-Gurion, all’Hagana, alla truppe Stern Gang e a quelle Irgun.

          Io voglio solo una risoluzione del conflitto. Mi metto di conseguenza dalla parte di quella minoranza di “umani buoni” di cui parli sopra. Non credo tu possa dire lo stesso.

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          1. 1. In che modo la mia condizione esistenziale ha a che vedere con la legittimità delle mie convinzioni? Io non vivo a Gaza e non ho parenti e amici a Gaza. Tu non vivi in Israele e non hai parenti e amici in Israele (se mi sbaglio correggimi), e per inciso io nemmeno. Io non rischio di ricevere in testa le bombe israeliane. Tu non rischi di incontrare un kamikaze alla fermata dell’autobus o di beccarti un razzo sul tetto di casa in piena notte. E quindi? In che modo la mia o la tua condizione legittima o delegittima le mie o le tue convinzioni? L’uso di un argomento ad hominem, Giovanni, non fa onore alla tua razionalità.
            2. Certo che nessuno degli 11’000 bambini palestinesi uccisi era stronzo, perché nessun bambino è mai stronzo. Però allora ti giro la domanda: erano “oppressori” tutte le 1’200 vittime del massacro del 7 ottobre, adulti e bambini, israeliani e stranieri, uccisi in quello che di fatto è stato un pogrom?
            3. Vogliamo parlare della ricostruzione storica? Ok, il sionismo è un’ideologia abietta, nella misura in cui ha puntato alla Palestina affermando che era “una terra senza un popolo per un popolo senza una terra”, quando invece un popolo in quella terra c’era già. Ma da dove nasce il sionismo? Da 2’000 anni di persecuzioni su cui è perfino superfluo dilungarsi. E allora quanto indietro bisogna spingersi per trovare le ragioni di un popolo? Fino alla distruzione del secondo tempio nel 70 d.C.? Oppure fino alla deportazione in Babilonia nel VI secolo a.C.? No, non c’è alcun inizio: se vai abbastanza indietro nel tempo, trovi le ragioni di chiunque. Perfino degli amalekiti, sterminati dagli israeliti che volevano la terra di Canaan (ma non è vero, perché la Torah è piena di cazzate). E finché non si deciderà che adesso anche basta, adesso hanno rotto il cazzo tutti – tutti! – con le loro pretese fondate nel passato, alla pace non si arriverà mai.
            4. Io non sostengo affatto l’oppressore: questa è una posizione che tu mi attribuisci e che non è mia. La vedo alla perfezione, la stronzaggine dell’oppressore, e la denuncio non da oggi. La vedo e la denuncio tutta, eh: oltre alle bombe su Gaza, anche le colonie abusive e i raid in Cisgiordania e la discriminazione e l’apartheid di fatto anche in Israele.

            Tu mi accusi di essere dalla parte dell’oppressore perché denuncio anche la stronzaggine dell’oppresso e metto entrambi sullo stesso piano: “pilatesco”, mi definisci, quindi sostenitore dell’oppressore. E io ti accuso di avallare le nefandezze dell’oppresso nel momento in cui le ignori – non ho visto un tuo post l’8 ottobre, ma se mi sbaglio correggimi e ti chiederò scusa qui, in pubblico – e denunci solo le nefandezze dell’oppressore.

            Sai chi è il peggior nemico degli israeliani? Netanyahu. Se ghettizzi 2 milioni di persone in una prigione a cielo aperto, le sfrutti e gli fai vivere una vita di merda, se favorisci la costruzione di colonie dei tuoi amici fanatici religiosi rubando la terra alla povera gente del posto, che cosa mai potrà andare storto? Puoi stupirti se quelli simpatizzano per degli infami assassini che appena possibile si scatenano e ti massacrano i civili? Che cosa potevano aspettarsi gli israeliani: che i palestinesi si sottomettessero in silenzio e cercassero il dialogo?
            E sai chi è il peggior nemico degli arabi? Hamas. Se scateni delle squadre di assassini che fanno una macelleria in insediamenti civili, sgozzando bambini e stuprando donne e sequestrando ostaggi, che cosa potrà mai andare storto? Puoi stupirti se gli israeliani si incazzano e, con l’esercito più forte del Medio Oriente, ti demoliscono perfino gli ospedali? Che cosa potevano aspettarsi i palestinesi: che Netanyahu dicesse “Oh, gli arabi si sono arrabbiati, apriamo subito un tavolo di trattativa per una soluzione a due Stati”?
            Ma di tutto questo a nessuno gliene frega un cazzo.
            Netanyahu non è arrivato al potere con un colpo di Stato: è stato regolarmente eletto con tutti i crismi della democrazia. Dopo gli scandali e il tentativo di sovvertire l’ordine democratico e il fallimento nel garantire la sicurezza, probabilmente adesso non piace più tanto, però di fatto Netanyahu adesso sta lì a compiere le sue porcherie perché agli israeliani piaceva e perciò lo hanno messo lì. Stronzo chi lo ha votato.
            Dall’altra parte Hamas continua a godere del supporto popolare e, dopo il 7 ottobre, molti civili arabi hanno festeggiato, esattamente come oggi festeggiano molti israeliani per i morti di Gaza. E ovviamente, sotto le bombe israeliane, crescerà la nuova generazione di fanatici seguaci di Hamas che fra 10 o 20 o 30 anni provocherà un altro macello, spiegato con la guerra a Gaza del 2023-24, al quale seguirà un contro-macello, spiegato con il macello precedente, e così via all’infinito.

            Questa merda non finirà mai. Mai. E sai perché? Perché in fondo in fondo c’è la Merda Assoluta: la religione. Infatti la domanda che nessuno pone mai è: perché lì? Perché proprio lì? In Palestina non c’è un cazzo di niente. Niente che abbia un valore oggettivo, intendo: non ci sono risorse naturali, non ci sono fonti di energia. Non c’è un cazzo. Ci sono solo vecchi ruderi che hanno soltanto un valore simbolico per due religioni, una più cretina dell’altra. Quello – soltanto quello – è il motivo per cui i sionisti hanno voluto tornare in Palestina. Se avessero costruito un Stato ebraico in Antartide o nel deserto del Gobi o in quello di Atacama, dove davvero non c’era un cazzo di nessuno, non sarebbe successo niente. Invece sono voluti andare proprio lì, a rompere la minchia a chi già stava lì da prima. E perché gli arabi non se ne vogliono andare da lì, anche dopo aver perduto tutte le guerre possibili e immaginabili? Perché anche per loro quella è la terra sacra, la terra di Dio, e guai a chi gliela tocca, e piuttosto che andarsene si fanno ammazzare tutti. Se una catastrofe naturale distruggesse in un colpo solo quello stupido muro, quella stupida moschea e quello stupido sepolcro e tutto il resto del pattume storico carico di valore simbolico solo per chi crede in quello stupido Dio, della Palestina non fregherebbe più cazzo a nessuno. E sarebbe tanto meglio per tutti.

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            1. Ho pubblicato un post il 29 ottobre che si apriva così: “Il 7 ottobre, il gruppo paramilitare islamista di Hamas ha sferrato un attacco brutale a Israele. 224 ostaggi e più di 1400 morti, tra soldati e civili israeliani. Molti dei quali sono stati torturati prima di venir uccisi.”

              Ho sempre condannato e condannerò sempre Hamas, così come ogni altro gruppo islamista. Accusarmi di ignorare le sue nefandezze è francamente ridicolo.

              Sul ruolo della religione nella discussione nulla da eccepire. Anche su Netanyahu.

              Sul percorrere all’infinito la storia per giustificare l’impresa sionista non mi trovi d’accordo. L’antisemitismo è disgustoso, la sua storia anche, ma non può giustificare in nessun modo la fondazione dello stato di Israele così come la conosciamo. Imbastita a tavolino per servire interessi geopolitici e sensi di colpa occidentali a scapito di un popolo intero che viveva in armonia con la allora minoranza ebraica.

              Io continuo a trovare la tua posizione fatalista, pessimista, inutile e – sì – di comodo e privilegiata. Come la mia del resto – lungi da me pensare altrimenti. Con l’unica differenza che, nel mio piccolo, cerco di spendere questo privilegio come posso, mentre tu ti arrocchi nella tua torre nichilista a dire che è tutto marcio e che hanno tutti torto. Ma questa è la nostra consueta battaglia. Non ne usciamo.

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              1. Lo scrivo ufficialmente qui, affinché ne rimanga testimonianza.

                **Siccome hai condannato il massacro del 7 ottobre e io non me ne sono accorto, allora ti chiedo scusa, poiché la mia critica di parzialità nei tuoi confronti a seguito di questo post era ingiustificata. Mi sono sbagliato.**

                Detto questo, sì: non ne usciamo. Io sono pessimista, disfattista, nichilista e non faccio un cazzo per rendere il mondo anche solo un po’ meno schifoso. In passato ci ho provato ma, siccome sono un inetto e/o un ignavo e/o uno sfigato, ho preso una bella dose di calci nel culo e alla fine mi sono rotto i coglioni e ho deciso che, per quello che me ne frega, il pianeta può anche andare a farsi fottere. E io con lui, sia chiaro: se domani una guerra spianasse anche la mia casa e mi costringesse a una vita da profugo, non mi aspetterei e non implorerei la compassione o la solidarietà da nessuno. Le guerre sono come il cancro e il terremoto: dove beccano beccano, e chi se lo piglia in culo se lo tiene.

                Nel migliore dei casi mi aspettano solo altri 30 anni di vita: devo soltanto sperare di superare questo periodo senza troppi traumi. Se non potrò, cercherò di farmene una stoica ragione.. Dopodiché il Nulla, e le croste se le gratterà qualcun altro.

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