Domanda #3: Sull’impossibilità di convertire i credenti

Domanda di Alessandro Fenili

Caro Giovanni,

apprezzo molto quello che fai e l’impegno che ci metti ma mi chiedo a che scopo lo fai? Un ateo ti darà ragione ma a te che te frega?! Un credente ti darà torto e a te che te frega?! Se pensi di riuscire a far cambiare idea ad un credente sei un illuso e un utopista; convincere un credente che Dio che non esiste sarebbe come convincere un maiale a mangiare con le forchette. Per tutta risposta il maiale continuerà a rotolarsi nel fango e nel suo stesso sterco felice e beato.

Commento ad un post del 17 aprile 2019 sulla pagina Facebook Giovanni Gaetani – scrittore, attivista, umanista

La mia risposta:

Caro Alessandro,

innanzitutto grazie per i complimenti e per la tua interessantissima domanda, alla quale rispondo subito.

Scrivo ogni giorno sul mio blog e su Facebook, in maniera più disillusa e scettica di quanto pensi, ma non per i motivi che dici tu.

Io, infatti, non voglio convertire nessuno: sono un liberale, voglio che i credenti mi lascino in pace e, di conseguenza, non faccio proselitismo e lascio a mia volta in pace i credenti. I quali, detto per inciso e per onestà intellettuale, non sono tutti coriacei e testardi come li descrivi tu.

Ho infatti amici e follower cattolici che mi leggono ogni giorno e che a volte addirittura apprezzano quello che dico contro la loro stessa religione. Io, da parte mia, leggo i loro argomenti e i loro commenti, cercando di trarne a modo mio una lezione e ricondividendo quei contenuti se lo ritengo opportuno, come ho spiegato in un articolo sul giornale Avvenire.

D’altra parte, non scrivo nemmeno per infuocare gli animi dei molti atei e miscredenti della mia echo chamber, i quali spesso non hanno bisogno di conferma alcuna. Quando e se mi rivolgo a loro, è piuttosto per bacchettarli. Per fargli notare, ad esempio, che gioire per una chiesa che brucia è una cosa da stronzi, non da atei.

Ma allora perché scrivo? Diciamo per quattro motivi.

Il primo è perché non credo nelle false dicotomie e nelle finte polarizzazioni (atei e credenti, persone intelligenti e stupide, e così via). Credo che il mondo sia molto più sfaccettato di quanto appaia sui social network, e io nel mio piccolo scrivo per restituirne un po’ della sua complessità, contro l’odierna logica delle trincee che ci vorrebbe tutti avversari gli uni degli altri.

Scrivo poi per portare testimonianza, ovvero perché, un giorno, nessuno potrà dirmi che sono stato zitto quando c’era bisogno di parlare e di dire sì quando c’era da dire sì, e no quando c’era bisogno di dire no.

Scrivo anche e soprattutto per diffondere la filosofia umanista in Italia, visto che al momento pochi sanno cosa sia e pochissimi si definiscono umanisti – è per questo che ho scritto il Manifesto Grafico dell’Umanismo Intersezionale.

Ultimo motivo, il più importante a mio parere: scrivo per tutti gli indecisi, per tutti i moderati e per tutti gli incerti.

Scrivo per Monica, che a 15 anni era indecisa se studiare filosofia e se fare coming out da atea con sua nonna.

Scrivo per mia madre, lei che quando avevo dodici anni voleva che andassi a messa ogni domenica, lei che si stupì quando a 25 anni le dissi che volevo sbattezzarmi, la stessa che oggi si definisce umanista ed è la mia prima lettrice.

Scrivo per te, che mi hai posto con sincerità e interesse questa bella domanda, e che mi hai dato modo di esplicitare un po’ di più le ragioni che mi portano ogni giorno a darmi da fare, nel mio piccolo, per migliorare le cose che ci circondano.

Un sincero grazie umanista per questa occasione,

Giovanni

Se ti interessano le mie risposte dai un’occhiata alle altre domande e ai miei articoli. Per sapere di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole”. Puoi inviare le tue domande dalla pagina Chiedimi qualsiasi cosa.

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