Domanda #5: gli atei sono superiori ai credenti?

Domanda di Christopher Vizzini

Buongiorno Giovanni, dopo aver letto il tuo libro mi sono imbattuto in questo tuo blog e con mio immenso entusiasmo ho scoperto di poterti rivolgere una domanda, a mio piacere! C’è un dubbio amletico che mi porto avanti sin da quando sono diventato un ateo (umanista?) convinto. E tu da ateo e filosofo, potresti darmi una grossa mano. Il mio “problema” è questo: nonostante io rispetti chiunque predichi o risulti associato, in un modo o nell’altro, a un movimento religioso (a patto che lui rispetti me) è mia consuetudine, come fosse una deformazione professionale, ritenere (non lo faccio apposta, mi vien quasi automatico) inferiore chiunque creda in un qualsiasi tipo di dio, divinità, potere soprannaturale, etc. e quindi, di conseguenza, considerare quella persona meno intelligente rispetto a me. Capita anche a te? Come affrontare e risolvere (ammesso che debba essere risolta) questa deformazione? Auspicando in una tua risposta, ovviamente senza supercazzole, Ti invio un caro saluto

20 Aprile 2019

La mia risposta:

Ciao Christopher,

Perdona il ritardo nella risposta alla tua domanda, che mi hai posto 15 mesi fa (sic!). Vado subito al dunque e ti prego di apprezzare la sincerità della mia risposta, anche lì dove potrà sembrare molto negativa. Del resto anche questo è umanismo: parlare chiaramente e schiettamente, senza nascondere nulla.

Tu mi chiedi se, in quanto ateo e umanista, io consideri “inferiori” i credenti. La questione è spaventosamente mal posta. In inglese potremmo definirla una “loaded question“, che è un tipo di fallacia logica.

Trovo infatti che la parola “inferiore” sia inaccettabile, quindi con grande franchezza permettimi di condannarla senza se e senza ma: l’idea di “superiorità” e “inferiorità” morale applicata al genere umano (ma anche agli esseri animali non-umani) è stato il vessillo in nome del quale, in buona o in cattiva fede, si sono commesse le peggiori atrocità (genocidi, deportazioni, apartheid, schiavitù, etc.) e in questo caso particolare non è da meno – anche se, fatto encomiabile, tu hai giustamente specificato che rispetti quelle persone.

Quindi sì, credo che il tuo sia un problema da risolvere, non una semplice e innocente deformazione intellettuale. Ma la verità è che questo è un problema traversale, più diffuso di quanto sembri, e gran parte dei problemi del nostro tempo derivano proprio dalla pretesa di “superiorità morale” reclamata da diversi gruppi etnici, politici, nazionali, religiosi, etc. Ricordo, ad esempio, che quando un sovranista britannico mi ha attaccato verbalmente tempo fa, disse proprio che loro, i britannici, hanno “una superiorità morale” rispetto a noi, gli immigrati nel Regno Unito – e tutto ciò solo per aver avuto la fortuna di nascere nel Regno Unito piuttosto che altrove.

Tornando alla tua domanda: no, non considero i credenti “inferiori” né meno intelligenti di me, non fosse perché alcune tra le persone più significative nella mia vita sono credenti, inclusa la professoressa che mi ha “introdotto al mondo delle idee” al liceo, la stessa che ringrazio nell’ultima pagina di Come se Dio fosse antani. Tra i miei amici, poi, ho alcuni cattolici liberali che stimo tantissimo e dai quali imparo sempre cose nuove, visto che in alcuni campi la loro conoscenza è molto più ampia della mia e trovo di vitale importanza lasciarmi contaminare dalle loro idee.

Sono più intelligenti loro di me? Sono più intelligente io di loro? La domanda è mal posta, perché dà per presupposto che esista un’unica intelligenza onnicomprensiva, laddove invece la psicologia contemporanea ha mostrato che esistono intelligenze multiple e che diversi individui possono eccellere in alcune e fare difetto in altre. Ma non è ancora questo il punto, lo so.

Ecco, per affrontare e risolvere questo problema io pratico ogni giorno quella che chiamo “la ginnastica liberale dell’alterità”. Non è un esercizio semplice. Si tratta dello sforzo quotidiano di ascoltare le ragioni dell’altro senza volerle subito scartare come “inferiori” e senza volerle subito sussumere al di sotto delle proprie. Al tempo stesso, questa ginnastica richiede anche che si pongano sempre sotto osservazione critica le proprie ragioni, perché è proprio quando si smette di dubitare delle proprie idee che bisogna preoccuparsi.

Certo, esistono persone oggettivamente meno intelligenti di altre, questo non lo metto in dubbio, ma occhio, perché stupidità o intelligenza sono strettamente collegate alle condizioni sociali ed economiche nelle quali abbiamo avuto la fortuna di crescere – te la sentiresti di definire “inferiore” un bambino cresciuto in una madrasa a pane e Corano, lo stesso che un giorno diventerà un fondamentalista musulmano e magari crederà che in quanto musulmano è superiore a me e a te, infedeli e miscredenti?

Ecco, all’idea di superiorità e inferiorità morale io preferisco di gran lunga quella di “alterità nella libertà”. Vado d’accordo con i miei amici credenti proprio perché ci riconosciamo a vicenda diversi e liberi, ma non per questo inferiori o superiori l’un l’altro. Riguardo alle domande fondamentali su Dio abbiamo “agree to disagree”, abbiamo cioè definito il nostro mutuo disaccordo, senza volerlo risolvere in una direzione o in un’altra.

Io, lo sai già, mi rifiuto di credere in Dio perché esiste la sofferenza innocente nel mondo. Alla domanda “perché Dio permette la morte di un neonato?”, rispondo che è probabile che Dio non esista affatto, e che anche qualora esistesse non potrei credere in lui a causa di quella sofferenza innocente.

Alla stessa domanda i miei amici credenti rispondono invece ognuno a modo loro, con risposte che non comprendo e che non riuscirei mai a accettare. Ma quelle sono le loro risposte, non le mie, per quanto io le trovi assurde e le definisca apertamente tali, senza paura di offendere i miei interlocutori.

La grandezza del liberalismo consiste proprio in questo: nel riconoscere gli individui diversi nella libertà e liberi nella diversità, per quanto la frizione tra i loro differenti universi di senso crei così tante scintille che la metà basterebbe per appiccare un fuoco grande come la foresta amazzonica.

L’alternativa al liberalismo è invece la guerra incrociata delle ideologie (e la stiamo vivendo tutt’oggi), nella quale ognuno si sente superiore agli altri a causa delle proprie idee, del proprio corredo genetico o di chissà cos’altro.

Io so che, agli occhi di molti atei di ferro, appaio come un ingenuo – ne ho parlato anche in alcuni frammenti di Contro il nichilismo, come in quello intitolato “L’unica rivoluzione di cui abbiamo bisogno”. So anche che molti atei incalliti mi considerano addirittura “inferiore” a loro perché, a differenza loro, non riesco a lavorare con disumano cinismo per “l’annientamento delle religioni”, come direbbero di far loro. E sia.

La verità è che l’umanismo si batte ogni giorno proprio contro quel cinismo disumano, memore del fatto che, ogni qualvolta un gruppo di esseri umani si è ritenuto superiori ad altri, dimenticando ogni pietà ed empatia, la storia si è tinta di rosso e le fosse comuni si sono riempite di corpi.

19 luglio 2020

Per sapere di più sui miei due libri: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole” e “Contro il nichilismo. La scommessa atea e umanista di Sisifo

Puoi inviare le tue domande dalla pagina Chiedimi qualsiasi cosa – cercherò di rispondere con calma alle più interessanti.

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