Che cos’è il micro-femminismo

Nel mio piccolo, il femminismo lo vedo avanzare ai concerti dove si poga, nelle spallate delle ragazze che si buttano nella mischia senza paura e che vogliono essere trattate come tutti gli altri “pogatori” di sesso maschile, senza chiedere sconti, riguardi, o esenzioni particolari.

Il patriarcato lo vedo invece replicarsi allo stesso concerto, nei ragazzi che approfittano della mischia per palpare tette e culi, ma anche (agli antipodi dei palpatori molesti) nei ragazzi che fanno scudo alle loro ragazze in mezzo al pogo – con le spalle arcuate e i volti incazzati – e nelle ragazze che a loro volta si fanno proteggere dai loro ragazzi.

Perché intendiamoci: il pogo, come ogni altro “gioco” socialmente riconosciuto, ha le sue regole non scritte. Una di queste è che se sei in mezzo al pogo, poghi. Non bevi, non guardi il cellulare, non stai fermo. Se vuoi bere, guardare il cellulare o star fermo, vai dietro. Se invece resti in prossimità del pogo, “stacce” come si dice a Roma, e smettila di minacciare chiunque “te tocchi la donna tua” o ti faccia cadere la birra – o, peggio, il cellulare.

Che poi io ho questa idea (certamente idealizzata) del pogo come uno spazio “asessuale” in cui venga messa in atto non solo la “lacerazione del principium individuationis” – e cito qui con fare snob il Nietzsche della Nascita della Tragedia – ma anche il superamento del binarismo di genere.

Il pogo è, in tal senso, uno spazio extra-quotidiano in cui metaforicamente ogni uomo entri nella mischia da eunuco, mettendo da parte il proprio pene per qualche ora, e ogni donna sia invece magicamente ipo-sessualizzata – ovvero tutto il contrario della donna iper-sessualizzata in ogni altro contesto sociale, dalla strada alla TV.

Dicevo che il femminismo avanza nelle ragazze che pogano. Ai concerti sono infatti sempre di più – o almeno è questa la mia impressione. Nelle loro spallate, nelle loro smorfie, nei loro lividi c’è qualcosa di più che il semplice divertimento: c’è una rivendicazione di uguaglianza e di libertà.

Io lo chiamo il “diritto al sudore”. Ovvero il diritto delle donne a quella fisicità e a quella animalità che da sempre sono appannaggio maschile – a tal riguardo, dalle parti mie c’è un detto terribile ma significativo: “l’omm addà puzzà” – “l’uomo deve puzzare”. Al che io mi domando: e perché la donna no?

Rivendicare il proprio diritto al sudore, per una donna, significa emanciparsi da quel letto di Procuste che le vorrebbe tutte perfette: sempre profumate, sempre depilate, sempre truccate, etc.

Lo stesso si applica, per converso, a noi uomini. In questo caso io parlerei di “diritto alla sensibilità“. Ovvero il diritto a gesti ed emozioni tradizionalmente considerati femminili e poco “virili”: piangere, essere vulnerabili, chiedere aiuto, essere gentile ed “effeminato”, fare il “mammo” o il “casalingo“, ma anche curare il proprio aspetto fisico, magari truccandosi o depilandosi, e così via.

Ora, riconosco che il discorso è davvero lungo e complesso, e io purtroppo di tempo ultimamente ne ho davvero poco.

Ad ogni modo, il succo di quello che voglio dire è questo: per combattere i mille quotidiani atti di micro-maschilismo possiamo sforzarci in altrettanti mille e quotidiani atti di micro-femminismo.

Atti, cioè, di micro-ribellione a pregiudizi soltanto in apparenza innocui, ma che in realtà costituiscono i bulloni che tengono insieme l’intera sovrastruttura patriarcale.

Faccio qualche esempio dal mio quotidiano, perché è quello che conosco meglio, ma ognuno poi ci metta del suo, con creatività e inventiva, a prescindere dal genere nel quale vi riconoscete.

Si dice che il rosa sia un colore “da donna“, giusto? Ho cinque camicie rosa di cinque sfumature diverse.

Dicono che mangiare una banana in pubblico per un uomo sia “da checca“? Allora ne mangio due, di banane.

Tra amici di sesso maschile non ci si saluta col bacetto? Ai miei amici di sesso maschile gliene do quattro, di baci.

Boys don’t cry, giusto? E invece piangiamo, lasciamoci andare, disimpariamo questa dannata virilità che ci si passa di padre in figlio come un testimone di una staffetta insensata e infinita.

Parole come “sindaca“, “ingegnera” o “ministra” non esistono – o sono cacofoniche, come nel caso di “architetta“? E noi le usiamo lo stesso, fino a quando non diventeranno di uso comune e suoneranno bene alle orecchie di tutti e tutte.

Alla lunga, questi gesti apparentemente così inutili e velleitari contribuiranno a confondere le acque, mischiare le carte e far sì che certi codici di comportamento cadano in disuso, lasciandoci liberi di essere ciò che vogliamo, come vogliamo, affinché non esistano più storie alla Billy Elliot, e sempre più numerose siano le Marie Curie del mondo.

Diritto al sudore e diritto alla sensibilità non sono che esempi. Sono, in tal senso, entrambi espressioni di un unico grande diritto fondamentale: quello a essere sé stessi, ognuno per sé, lontano da questi binari di genere così obsoleti e anacronistici che sì, ci hanno portato fin qui, ma a che prezzo? E soprattutto: chi ci dice che erano davvero gli unici binari percorribili?

È venuto il momento di smantellarli, questi binari, per il bene di tutti. Perché abbiamo ormai il presentimento, comprovato da evidenze, che siano binari morti, e che non possano portarci più lontano di così.


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Un commento

  1. Caro Giovanni Gaetani, non ti sembra che, se concediamo alle ragazze il diritto di pogare sudare e dare spallate durante i concerti rock, allora dobbiamo anche concedergli il diritto di palpeggiare i maschi in questi frangenti? Ma allora in tal caso per par condicio bisognerebbe anche smettere di considerare maschilisti i maschi che palpano tette e culi durante il pogo, non ti pare? E poi in secondo luogo tu dici che dai quattro bacetti ai tuoi amici maschi quando li saluti, ma lo fai per caso senza chiedere se sono consenzienti? Non ti sembra che, come una ragazza ha il diritto a non voler essere baciata da un uomo allora anche un maschio ha il diritto a non voler essere baciato da un amico? Riassumendo: per te è moralmente giusto palpare ragazze o ragazzi mentre si poga? I baci agli amici maschi bisogna darli anche se loro non vogliono? E’ giusto giudicare maschilista un maschio che non vuole essere baciato da un altro maschio?

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