Per Dio.

In memoria di Cesare Bisleri (1962-2020), attivista e dirigente UAAR,
e di Nourhan Nassar (1994-2019), fondatrice di Arab Humanists,
entrambi scomparsi prematuramente nell’ultimo mese.

Quando dite che gli atei che criticano l’Islam “un po’ se la cercano” (perché in fondo vale la regola che se “uno offende mia madre io gli do un pugno“) non vi accorgete nemmeno di striscio della gravità delle vostre affermazioni. Sono ragionamenti cripto-talebani – e la Santa Inquisizione sarebbe fiera di voi.

Perché è vero che ogni parola ha il suo peso e ogni azione ha delle conseguenze. Ma il peso di certe parole è semplicemente la verità, e la verità ha a volte conseguenze nefaste e violente per chi la professa.

Non perché quelle parole siano false, bensì perché per alcuni “uomini di fede” quelle parole non vanno semplicemente pronunciate. Punto.

Galileo di fronte al Sant'Uffizio, dipinto di Joseph-Nicolas Robert-Fleury (1797-1890)

Galileo Galilei, ad esempio, osò dire che la Terra gira intorno al Sole, consapevole delle conseguenze nefaste e violente a cui andava incontro pronunciando quelle parole.

Con chi prendersela dunque? Con Galilei o con la Santa Inquisizione che gli estorse l’abiura? Con Giordano Bruno o con chi lo mise al rogo? Con una ragazzina di 16 anni che dice che l’Islam è una “religione d’odio” o con i migliaia di odiatori che la minacciano di morte?

Sì, con chi prendersela? Con chi parla o con chi vorrebbe mettere a morte chi parla? Con chi parla o con chi censura? Con chi osa dire che “Maometto era un pedofilo“, perché ebbe rapporti sessuali con una ragazzina di 9 anni, o con chi, pur riconoscendo che la cosa è vera, stabilisce che non può essere detta al fine di “preservare la pace religiosa” nel paese?

Il problema qui non è la verità, né il modo in cui viene espressa. Perché per criticare una religione esistono mille modi, ma tutti sbagliati agli occhi dei credenti fondamentalisti – e a quanto pare anche a quelli di molti credenti “moderati“, magari anche “non praticanti“.

Io, ad esempio, potrei limitarmi a dire (rabbiosamente e semplicisticamente) che la “religione è una merda” – non rientra nelle mie corde, ma per amore di esempio potrei farlo. Oppure potrei scrivere un libro pieno di argomenti, citazioni ed esempi, proprio come ho fatto con “Come se Dio fosse antani“.

Il punto è che tanto il mero insulto quanto il più sofisticato degli argomenti sono “blasfemi” agli occhi dei totalitaristi di Dio.

Se ad esempio vivessi in Pakistan, Iran o Arabia Saudita, non sarei libero né di scrivere queste parole, né di pubblicare un libro come Antani, né tanto meno di essere così apertamente ateo e umanista come faccio da una decina d’anni a questa parte.

Invece sono libero di di scrivere queste parole, pubblicare i miei libri e articoli sull’ateismo e dirmi apertamente ateo e umanista.

Ma tutto ciò non per magia, bensì perché ci sono state persone che, come me e prima di me, hanno combattuto per la libertà di pensiero e di espressione, e che hanno rimesso al loro posto le religioni ogni volta che allungavano i loro tentacoli al di là dello spazio che gli appartiene.

La libertà di espressione è una cosa seria e dobbiamo smettere di svilirla con i nostri ragionamenti da quattro soldi. Prendiamoci la responsabilità del libero pensiero. Prendiamoci l’onere e l’onore della democrazia.

Facciamolo per Mohamed Hisham costretto a scappare dall’Egitto solo perché ateo. Facciamolo per Asia Bibi costretta a scappare dal Pakistan solo perché cristiana. Facciamola per i migliaia di musulmani uiguri nei campi di concentramento cinesi. Facciamolo per Mila sotto scorta in Francia per aver “insultato” l’Islam. Facciamolo per i milioni di esseri umani, atei e credenti, imprigionati o condannati a morte per apostasia e blasfemia.

Facciamolo per un motivo o per un altro. Ma facciamolo. Per Dio.


Se ti è piaciuto questo articolo dai un’occhiata anche a “Siamo tutti i blasfemi di qualcun altro“. Per saperne di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole” (Nessun Dogma, 2018).

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