Salvini sta soltanto prendendo la rincorsa

E se questa crisi di governo, innescata da Salvini dal nulla, non fosse affatto un bluff andato a male, bensì un modo subdolo e ragionato di prendere la rincorsa?

Lungi da me ogni complottismo. Eppure collegando tra loro alcuni elementi sembra plausibile che la mossa di Salvini potrebbe essere in realtà un ponderato investimento di medio periodo, consistente nel sacrificare volutamente del potere oggi al fine di assicurarsi un consenso ancora più grande tra qualche mese o, nel peggiore dei casi, tra uno/due anni.

UPDATE: Due giorni dopo la pubblicazione di questo articolo, Salvini ha detto ad Agorà: “Io sono orgoglioso di aver perso 7 ministeri adesso per preparare un governo più stabile che vada avanti 10 anni appena ci faranno votare“.

Proviamo a vedere insieme perché – e se vi sembra fanta-politica sappiate che io stesso sono il primo ad avere la stessa impressione.

Premessa

Molti oppositori della Lega, compreso io che scrivo, vengono accusati di sopravvalutare le capacità politico-comunicative di Salvini e del suo spin doctor, Luca Morisi: vittime di una non meglio definita sindrome di Stoccolma, tanto cara alla sinistra italiana del resto, attribuiremmo più intelligenza al presunto idiota Salvini, ingigantendone la percezione del suo acume politico e facendo così il suo gioco.

Ebbene, tutti noi speriamo sinceramente che questa tesi sia vera e che abbiano ragione quelli che sostengono che Salvini e Morisi siano, in fondo, nient’altro che due poveracci sprovveduti, destinati a fallire presto.

La realtà dei fatti, però, sembra sia piuttosto un’altra. Purtroppo. Ed è meglio quindi rivedere le nostre analisi, per prepararci al peggio e magari trovare l’antidoto alla narrazione salviniana, prima che faccia altri danni.

Un giocattolo che non si è mai inceppato

Se analizziamo la situazione politica con un occhio diverso, ci accorgeremo che il giocattolo della Lega non si è mai davvero inceppato, nemmeno per un istante.

Salvini infatti potrebbe aver messo in conto tutto, sin dall’inizio, comprese tutte le figure di merda collezionate nelle ultime settimane, compresa la cosiddetta “asfaltata” di Conte e persino alcune mosse assurde e apparentemente disperate come quella di offrire a Di Maio la premiership.

L’obiettivo di Salvini è infatti un altro: perseverare nella sua efficace narrazione tumorale da perenne campagna elettorale, l’unica a sua disposizione, esibendosi in gesti ora apparentemente inspiegabili che però gli faranno comodo dopo come alibi (“io volevo riallacciare coi 5 stelle”, dirà, “sono loro che non hanno voluto”).

Questi gesti, che fanno sembrare Salvini allo sbando, potrebbero in realtà essere come quei dettagli di un romanzo giallo che prendono senso soltanto alla fine del libro – e se così non sarà, faccio in anticipo mea culpa.

In questo senso sostengo che Salvini, lungi dall’aver fatto una colossale cappellata, stia soltanto prendendo la rincorsa per consolidare il suo consenso entro fine anno o l’anno prossimo.

Ad inizio agosto infatti, prima di innescare la crisi di governo, gli scenari possibili per la Lega erano tre.

Scenario #0: le promesse impossibili

Il primo scenario, che chiameremo ironicamente “scenario zero“, era l’unico che Salvini non poteva permettersi di affrontare, e cioè continuare a governare, vedendo infrangersi una a una le sue promesse elettorali sotto il peso dei numeri e della realtà dei fatti.

Salvini, che più di tutti quanti è un maestro della policrastinazione (ovvero l’ignobile arte della procrastinazione politica), sa che la regola numero uno in questo campo è la seguente:

Non fare oggi quello che non avresti mai potuto fare, ma mettiti in condizione di poter dire ai tuoi elettori che stavi per farlo se non fosse stato per colpa degli altri partiti.

È per questo che, con delle scuse ridicole e debolissime (“troppi no!“), ha innescato una crisi di governo dal nulla: perché non poteva permettersi di continuare a governare, navigando a tutta velocità col suo Titanic verso l’iceberg della finanziaria.

L’iceberg, per intenderci, delle coperture mancate, delle stime di PIL errate e delle clausole di salvaguardia, che sarebbero scattate in automatico, portando l’IVA al 25% come da accordi presi a inizio anno con l’Unione Europea.

You had one job, PD

Del resto, in molti avevano previsto con largo anticipo questo scenario (compresi il buon Emilio Mola, il lungimirante Emiliano Rubbi e quell’oracolo di Raffaele Alberto Ventura).

Tutti, tranne quegli incompetenti patentati del Partito Democratico, che si sono fatti trovare impreparati anche stavolta, nonostante questa crisi fosse già stata preannunciata da tempo.

Sì, il PD, che dopo aver fallito miseramente il compito più facile di sempre (fare opposizione al governo più ignobile degli ultimi anni) adesso gioca a fare l’eroe nazionale.

All’atto pratico il PD sta invece facendo proprio il gioco di Salvini, correndo forte verso due tipi di catastrofe, non del tutto equivalenti:

  • elezioni subito dopo un “tentativo di inciucio”
  • quel pasticciaccio brutto del governo demo-stellato.

Scenario #1: elezioni subito

So di risultare azzardato, ma, stando così le cose, lo scenario delle elezioni entro fine anno è davvero il male minore.

Salvini vincerebbe, è chiaro, consolidando il risultato delle europee, ma a dicembre si ritroverebbe subito in mano la patata bollente che aveva strategicamente passato ai 5 stelle, e cioè questa dannata finanziaria ai tempi del PIL allo 0,1%.

In caso di vittoria a novembre/dicembre, un ipotetico governo Lega-Fratelli D’Italia (il più a destra di sempre dai tempi del Ventennio) non potrebbe più accampare scuse: hic rhodus, hic salta. Salvini e Meloni dovrebbero finalmente far vedere di che cosa sono capaci oltre agli slogan, gli hashtag e le campagne di odio e diffamazione.

[Spoiler: nulla.]

Scenario #2: elezioni tra un anno

Ma se già questa è una prospettiva agghiacciante, aspettate di ponderare per bene l’alternativa numero 2, che al netto di ogni complottismo è ancora più terrificante.

Cosa succederà infatti se, con un triplo salto carpiato e perdendo ulteriormente la faccia, PD e 5 stelle riusciranno ad allearsi?

Per un anno assisteremo ai soliti annunci elettorali, ad epocali arrampicamenti sugli specchi, e alle continue e irrisolvibili scaramucce tra il partito di Bibbiano e quelli che mai-con-il-partito-di-Bibbiano.

L’IVA aumenterebbe, e Salvini incolperebbe i demo-stellati al grido di “io non avrei mai permesso l’innalzamento dell’IVA”.

I porti, si spera, verrebbero riaperti e il decreto sicurezza bis smantellato – e Salvini incolperebbe di nuovo i demo-stellati, tuonando “ecco la sinistra che vuole l’invasione dell’Italia“.

Quota 100, come preventivato, verrebbe ritirata per mancanza di coperture, lasciando nel risentimento mezzo milione di elettori (e i milioni di rispettivi parenti) che non vedevano l’ora di andare in pensione alla faccia della Fornero.

E così via su mille altri temi – diritti LGBT, famiglia tradizionale, laicità, etc.

Meglio un Salvini oggi che un Capitano domani

Quando e se il ridicolo accrocchio demo-stellato verrà messo in piedi, Salvini si metterà comodo comodo all’opposizione, con più del 35% di consensi elettorali, e tornerà a fare l’unica cosa che sa e che può fare: incolpare gli altri e offrire al risentimento populista italiano una sfilza di capri espiatori – donne, neri, immigrati, gay, atei, buonisti, cattolici non allineati, professoroni, poteri forti, Unione Europea, Saviani, Boldrini, e chi più ne ha, più ne metta.

Un post di Salvini del 5 agosto 2019, due giorni dopo la pubblicazione di questo articolo

Salvini all’opposizione tornerebbe a fomentare l’odio dei suoi elettori, stavolta con un ulteriore alibi: l’inciucio tra il partito delle poltrone (i 5 Stelle) e quello di Bibbiano (PD), a cui aggiungere una spolverata di anti-europeismo sovranista sostenendo che questo governo sia voluto da Bruxelles, dalla BCE e da Soros.

Ora, il governo demo-stellato, che già stenta a partire, è destinato a fallire presto (o prestissimo) per gli evidenti limiti di un’alleanza impossibile, e Mattarella sarebbe a quel punto costretto a indire elezioni, con qualche mese o tutt’al più un anno di ritardo rispetto a oggi. Ma a quel punto le cose saranno cambiate, in peggio, e tanto.

Perché il governo demo-stellato, da una parte, si sarà accollato ingenuamente le colpe che sarebbero spettate a Salvini riguardo la finanziaria, dalla quale non si scappa; dall’altra, fornirà a Salvini altro materiale utile per la sua narrazione – e questo a prescindere da come governerà!

Prendiamo la questione immigrazione. Se, per assurdo (ma neanche troppo), il governo demo-stellato manterrà chiusi i porti (Minniti sei tu?), il governo demo-stellato darà così ragione a Salvini, il quale ribadirà che stava operando bene e che aveva ragione. Se invece, come auspicabile, il governo demo-stellato riaprirà i porti, Salvini potrà scatenargli contro i suoi elettori come solo lui sa fare.

A meno di miracoli, in entrambi i casi l’operato del governo demo-stellato non farà che accrescere – questo sì per davvero – il consenso elettorale di Salvini, che potrebbe tranquillamente arrivare oltre il 40%.

Che fare?

Salvini tutto questo lo sa, al contrario del Movimento 5 stelle e del PD, e quindi aspetta solo di capire quando e con che interesse capitalizzerà in voti questo suo investimento in termini di potere.

Le prossime settimane e i primi quattro/cinque mesi di governo (quelli dove verrà approvata la finanziaria per il 2020) saranno fondamentali, ma non facciamoci illusioni.

Ci sarebbe davvero da affidarsi al cuore non immacolato di Matteo Renzi, se non sapessimo troppo bene che razza di partito sia il Partito Democratico – o l’abbiamo forse già dimenticato?

Io spero vivamente di sbagliarmi, e di aver forzato un’analisi che io stesso avvertivo sin dall’inizio al limite del complottismo. Ma, visto che negli ultimi anni la realtà ci ha abituato all’impossibile, è meglio adattarsi a essa e affinare il nostro scetticismo, per non farsi cogliere impreparati e smascherare con largo anticipo le mosse dei nostri avversari.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche “A Salvini non frega nulla della religione“. Per sapere di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole

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