
Come conciliare eco-sostenibilità ed ego-sostenibilità? Come conciliare cioè la salvaguardia dell’ambiente e al tempo stesso il mantenimento di uno standard di vita oggettivamente eco-insostenibile?
È questo il vero dilemma del nostro tempo, lo scontrarsi cioè di due esigenze tanto importanti quanto inconciliabili: quella ambientale da una parte, e quella personale dall’altra.
Capita infatti ogni giorno a tutti (o, meglio, a tutte le persone con un minimo di coscienza e di senso di responsabilità) di sentire nel petto lo stridio dello scontro tra due domande urgenti e opprimenti:
- “come possono le istituzioni salvare il pianeta su scala globale?”
- “come posso salvarlo io su scala personale, nel mio quotidiano?”
Il cambiamento climatico è un fatto
Il vero quesito infatti non è tanto se il cambiamento climatico sia o non sia un fatto. I negazionisti à la Trump o à la Shapiro sono meno di quanto pensiamo. È solo la lenta di ingrandimento dei social network che ci porta a pensare altrimenti.

Dati alla mano, infatti, la comunità scientifica è praticamente unanime nel ritenere che il climate change sia un fatto – il 97% degli scienziati è d’accordo. Ma non sono solo gli scienziati e i tecnici a pensarla così. Anche i non-addetti ai lavori hanno, nel tempo, cambiato idea.
Un recente sondaggio rivela infatti che la maggior parte dell’opinione pubblica percepisce il climate change come “un’emergenza” e come “il problema più urgente dei nostri tempi“, davanti persino a immigrazione e terrorismo – solo gli Stati Uniti fanno eccezione.
Eco- o ego-sostenibile?
Ma torniamo al nostro dilemma iniziale: come conciliare eco- ed ego-sostenibilità? È questa la domanda che fa dibattere l’animo di quei tanti che se la pongono – chi invece ancora non se la pone sarà volente o nolente costretto a porsela presto.
E allora che fare? Cambiare radicalmente il nostro stile di vita in nome di un principio superiore e collettivo, o pensare egoisticamente che non siamo disposti a rinunciare ai nostri standard di vita?
Che fare? Vivere una vita di piccoli grandi sacrifici quotidiani anteponendo l’ambiente a noi stessi, o fregarsene e rifugiarsi nell’idea auto-assolutoria che, in fondo, sia tutto inutile, e allora tanto vale godersi quel poco che resta?
Eco- ed ego-sostenibile
La verità è che, così com’è posta, questa domanda è una falsa dicotomia. È un aut-aut buono solo per le opposte propagande dell’ecologismo ultroneo e della strafottenza nichilista, due forme diverse di dismisura intellettuale.
Un passo avanti sarebbe già imparare a diffidare sia dei messia dell’ecologismo, sia dei profeti dell’apocalisse che pensano che la fine del mondo è vicina, e allora tanto valga ingozzarsi e inquinare senza limiti.
In medio stat climate change
Per quanto banale e deludente possa suonare quello che sto per dire, la verità è oggettivamente nel mezzo e non può che stare nel mezzo, in un virtuoso ma ancora sconosciuto compromesso tra uno stile di vita eco– ed ego-sostenibile.
Preso atto che chi pensa che l’individuo non possa nulla ha torto, bisogna prendere atto che ha torto anche chi pensa che l’individuo possa invece tutto.
L’individuo, è vero, deve fare tutto quello che può, ma può fare oggettivamente poco. Soprattutto, è giusto che dia il suo contributo fin dove può darlo, e non oltre.
Dovere e potere
Chiedere all’individuo di salvare da solo il pianeta è non solo logisticamente impossibile, ma anche e soprattutto moralmente sbagliato. Perché un dover essere che non sia anche un poter essere non può venire elevato in alcun modo a massima universale.
Un siffatto imperativo morale è sovrumano e dunque eticamente non valido. Sacrifici, abnegazione e martirii sono buoni solo per le agiografie dei santi. Il problema ambientale ha bisogno invece di un’etica ad altezza d’uomo, buona per tutti gli uomini e le donne della terra.
Che fare?
Sappiamo benissimo che il nostro stile di vita occidentale, industrializzato e capitalista non è eco-sostenibile, e lo sarà ancor meno quando da privilegio continentale diventerà norma globale. Sappiamo altrettanto bene, perché non siamo ingenui, che non è il singolo individuo che può cambiare tutto.
Non cerchiamo però soluzioni a buon mercato, né ricette morali buone soltanto a lavarci la coscienza. Cominciamo piuttosto a cambiare quello che possiamo cambiare nelle nostre vite.
Cambiamo il cambiabile, e sperimentiamo lo sperimentabile – un passo alla volta, tenendo sempre a mente che uno dei criteri fondamentali dell’ego-sostenibilità è proprio la gradualità del cambiamento.
Il proprio petto
Agiamo con misura e senza alcuna presunzione di superiorità morale, ripetendoci che non saremo certamente noi, singolarmente, a salvare il pianeta.
Ma ripetiamoci anche un’altra cosa: esiste una battaglia che, se vinta, porterà un giorno alla salvezza dell’umanità – e questa battaglia si gioca nel petto di ognuno di noi come individui.
Quello che diceva Jünger nel 1950 riguardo il nichilismo è vero oggi per noi riguardo la minaccia ambientale – e fate voi le dovute sostituzioni:
L’accusa di nichilismo è oggi tra le più diffuse, tra quelle che più volentieri vengono rivolte all’avversario. È probabile che tutti abbiano ragione. Dovremmo perciò farci carico di quest’accusa, anziché attardarci tra coloro che sono incessantemente alla ricerca dei colpevoli. Chi non ha sperimentato su di sé l’enorme potenza del niente e non ne ha subito la tentazione conosce ben poco la nostra epoca. Il proprio petto: qui sta, come un tempo nella Tebaide, il centro di ogni deserto e rovina. Qui sta la caverna verso cui spingono i demoni. Qui ognuno, di qualunque condizione e rango, conduce da solo e in prima persona la sua lotta, e con la sua vittoria il mondo cambia. Se egli ha la meglio, il niente si ritirerà in se stesso, abbandonando sulla riva i tesori che le sue onde avevano sommerso. Essi compenseranno i sacrifici.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche il Manifesto Grafico dell’Umanismo Intersezionale. Per saperne di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole”.

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Rispondi