5 modi per combattere (davvero) la cultura dello stupro

Stamattina ho letto la notizia di due ragazzi italiani a Londra che hanno stuprato una ragazza ubriaca in uno sgabuzzino di una discoteca.

Prima di andare a lavoro, ho pubblicato una breve riflessione sull’accaduto. Pensavo sarebbe stato un post come gli altri. E invece, arrivato in ufficio, mi accorgo subito che il post è diventato virale: migliaia di condivisioni, commenti e messaggi privati.

Stendo un velo pietoso sui messaggi d’odio e gli insulti – “professorone“, “buonista“, persino qualcuno che mi ha dato del “giornalista” (sic!), come se fosse un insulto. Ringrazio invece tutte le persone che hanno espresso il loro supporto e ricondiviso il post.

Non potendo rispondere ai più di 1000 commenti, ho deciso di raggrupparli in 5 macro-argomenti e di rispondere a ognuno di essi, in maniera pacata, ragionevole e il più breve possibile.

“Ci vuole la pena di morte!”

Molti hanno commentato augurando ai due stupratori di essere stuprati a loro volta in carcere. Altri hanno inneggiato alla pena di morte o alla castrazione chimica, e così via, di atrocità in atrocità.

Come già successo quando scrissi l’articolo sull’americano bendato e ammanettato in caserma, molti si sono difesi dicendo: “E che cosa dovremmo auguragli a queste bestie?

Nulla. Non dovete augurargli proprio nulla. Tutto ciò che conta è che, in uno stato di diritto, i due ragazzi siano sottoposti a un giusto e regolare processo, e che, in caso di comprovata colpevolezza, vengano condannati alla pena prevista dal codice penale di riferimento. Niente di più, niente di meno.

Questa reazione “di pancia“, che da qualche parte nel mio cervello riesco forse persino a capire, è invece radicalmente sbagliata e riflette il tipico atteggiamento forcaiolo-populista italiano, che pensa di poter risolvere qualsiasi problema tornando ai tempi d’oro della legge del taglione.

Lasciamo da parte la liceità della pena di morte, sulla quale si è ricreduto persino il Vaticano l’anno scorso. Lasciamo da parte anche Cesare Beccaria e il concetto di proporzionalità della pena, così come il suo fine rieducativo e non meramente punitivo.

Il punto è un altro: non è inasprendo le pene che si combatte un fenomeno endemico e culturale come lo stupro. Sarebbe come strappare a mani nude la malerba dal giardino, e lamentarsi il giorno dopo perché è ricresciuta.

Se davvero l’obiettivo è ridurre il numero degli stupri, bisogna recidere la malerba alla radice. E la radice, in questo come in molti altri casi, è culturale. Necessità dunque di essere strappata con mezzi diversi e adeguati – mezzi che convincano gli uomini che stuprare è sbagliato in sé, e non perché altrimenti rischierebbero l’ergastolo o la pena di morte.

“Educazione sessuale ai bambini? Giammai!”

Parliamo allora di questi mezzi appena citati, tra cui in primis viene senza dubbio l’educazione sessuale nelle scuole – e a seguire altri metodi come la peer-pressure, il bystander approach, la diffusione di una cultura del consenso, etc.

In molti si sono scandalizzati e indignati perché ho suggerito di parlare di sesso a “bambini e bambine di 10, 8, 6 anni”. Con questa reazione “di pancia”, anch’essa in qualche modo comprensibile, non hanno fatto però che comprovare quanto sostenuto nel post, e cioè che è proprio il tabù sul sesso che alimenta e permette indirettamente la cultura dello stupro.

Perché meno siamo aperti e cristallini sul sesso, più bambini e adolescenti se ne faranno un’idea distorta, oscura e tossica, preparando così terreno fertile per la malerba sopraccitata.

Del resto, la verità è che insegnanti e professori già parlano di sesso ai bambini. Lo fanno ovunque, ma non in Italia. Nella maggior parte dei paesi dell’Unione Europea, infatti, l’educazione sessuale è già obbligatoria, sin dalle scuole primarie. Nel Regno Unito l’ora di “Relazioni ed Educazione Sessuale” diventerà obbligatoria dall’anno prossimo, e l’Italia resterà come sempre fanalino di coda in Europa, assieme a Bulgaria, Cipro, Lituania, Polonia e Romania.

Il mio messaggio ai genitori preoccupati è dunque: non abbiate paura. Decenni di educazione sessuale nei paesi del Nord Europa hanno dimostrato quanto i bambini siano a loro agio a parlare di sessualità, più di quanto pensiamo. Con i dovuti metodi pedagogici, e un linguaggio “ad altezza di bambino”, si possono fare miracoli, e cambiare per davvero le cose.

“Se l’è cercata”

Ogni volta che si parla di uno stupro torna sistematicamente alla ribalta lo stesso argomento: la vittima “se l’è cercata“.

Anche in questo caso la regola è stata confermata. In molti infatti si sono scagliati contro il fatto che la vittima dello stupro avesse bevuto troppo, addirittura “sin dalle 11 di mattina”. A me viene da rispondere sempre la stessa cosa: “e allora?

Perché se pensate davvero che una donna ubriaca sia più stuprabile di una sobria, allora siete nel torto marcio.

All’amico ubriaco, che è stato appena derubato da uno spacciatore, direste mai che avrebbe potuto evitare di bere così tanto? No, mai. Direste mai ai vostri nonni che non avrebbero dovuto aprire la porta a quei finti tecnici del gas? No, mai. Direste mai a vostro nipote che non avrebbe dovuto accettare le caramella da quel pedofilo? No, mai.

Perché l’amico ubriaco, i vostri nonni e vostro nipote hanno in comune una cosa: sono vittime. E i crimini li perpetrano i criminali, non le vittime. Siate dunque coerenti: non applicate doppi standard con le donne vittime di stupro – e se non siete ancora convinti, date un’occhiata a questo articolo sulla stessa questione.

“Che c’entra il cattolicesimo?”

Nel post ho citato il cattolicesimo due volte, scatenando l’indignazione di alcuni utenti, che mi hanno accusato ora di odio anti-religioso, ora di ignoranza.

Premesso che non vedo in che modo io sia stato irrispettoso della religione cattolica, e premesso anche che sono uno strenuo difensore della libertà di religione e di coscienza, la mia domanda è la seguente: vogliamo forse negare che la morale cattolica sia per definizione sessuofobica?

Ma se sono i cattolici stessi a riconoscerlo! Non che le altre religioni siano da meno, ma noi siamo italiani e questo è il nostro background, quindi vale la pena limitarsi al Cattolicesimo.

E il Cattolicesimo c’entra eccome, nella misura in cui concepisce:

Se volete negare tutto questo, prendetevela con Dio stesso, oppure con chi ha scritto il Catechismo della Chiesa Cattolica, non con me.

E badate bene che se critico il Cattolicesimo su questo aspetto, non è per anti-religiosità, ma soltanto in vista di una libertà collettiva superiore, all’interno della quale i cattolici potranno poi liberamente continuare a vivere la propria sessualità come meglio credono, in accordo con la loro natura.

Insomma, liberarsi di questa visione sessuofobica (e omofoba, e sessista) aiuterà tutti, sgombrando il campo da pregiudizi assurdi e anacronistici che negano la nostra naturale pulsione sessuale e impediscono di parlare di sesso “liberamente, apertamente, senza paure”.

“Che c’entra la pornografia?”

Ultima questione, quella della pornografia. Molti utenti infatti hanno detto che YouPorn e affini non c’entrano niente con gli stupri. Io, in qualche modo, sono d’accordo con loro.

Perché il vero problema non è la pornografia in sé, ma il significato che assume per bambini e adolescenti in assenza di una reale educazione sessuale, che faccia capire il distacco che intercorre tra sesso e pornografia.

L’ho specificato due volte nel post: il problema sta nell’incapacità di “distinguere il virtuale dal reale” e di non “tenere a mente che tra il sesso e il porno c’è un abisso chiamato ‘realtà'”.

Nella mente di un adolescente, il porno come prima (e unica) introduzione alla sessualità può generare (e genera) confusione, false aspettative e modelli di comportamento stereotipati. E questo è ancor più vero nel caso del porno mainstream, che è oggettivamente maschilista, ai limiti del ridicolo oserei dire.

Non bisogna condannare o mettere al bando la pornografia, né bisogna ostracizzare l’universo erotico di quelle donne e di quegli uomini che amano il sesso violento, le pratiche kinky, fetish, BSDM, e quant’altro.

Al contrario, una volta liberi dai lacci della sessuofobia cattolica, dobbiamo aprirci a una sessualità consapevole, libera e inclusiva, fondata sul principio non-negoziabile della mutua consensualità.

Perché, senza consenso, persino una mano sul sedere è prevaricazione. Figuriamoci uno stupro.

Se hai trovato interessante questo articolo leggi anche “No, una donna ubriaca non è più ‘stuprabile’ di una sobria“. Per sapere di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole

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7 commenti

  1. Bravo! Ottimo riassunto e risposte del tutto condivisibili. Purtroppo molti dei nostri compatrioti si sono bevuti il cervello.

  2. Ciao! Avevo commentato anche il tuo precedente post e mi trovo fermamente d’accordo con ciò che hai scritto. Io sono un’insegnante di scuola primaria e nel mio piccolo ho sempre cercato di creare un minimo di consapevolezza nei miei alunni, nei limiti della legge italiana in materia di educazione sessuale a scuola, per esempio già parlando bene e nel dettaglio, senza filtri di come sono fatti gli organi riproduttivi e a che cosa servono, come funziona il ciclo e altre amenità e ti assicuro i bambini di 10/11 smaniano di sapere (in fondo si parla del proprio corpo) e quasi nessuno sa.

    Ti assicuro che ciò che è davvero anacronistico è pensare che i bambini non sappiamo nulla del sesso e vivano in una bolla felice di infanzia… non è così. La maggior parte di loro lo conosce eccome! Ma conosce solo la sua parte più becera e irrealistica, quella del porno per l’appunto.. perché è paradossalmente molto più di facile accesso rispetto al concetto di sesso fatto per amore.
    Ho sentito con i miei occhi bambini di 9 anni parlare di varie pratiche sessuali viste in vari video, che non sapevano neanche cosa significava magari provare attrazione per una ragazzina (d’altronde è presto per le pulsioni sessuali a 9 anni) però in compenso sapevano che quando poi stai con una la scopi così così e così…
    Perciò il vero problema del porno secondo me è la totale analfabetizzazione non solo sessuale ma sopratutto affettiva con cui questi bambini approcciano al porno.
    Nessuno parla ai maschietti d’amore.. perché sono piccoli si dice, ma anche perché sono maschi! E parlare di sentimenti è roba da femmine. Mentre alle bimbe si racconta che incontreranno il principe azzurro, ai bimbi si chiede (magari scherzando con leggerezza) quante conquiste hanno fatto a scuola.
    Così io mi sono trovata ad assistere a bambine che a 9/10 anni devono difendersi da una manata sul sedere per “scherzare” o a sentirsi chiedere di abbassarsi le mutande in cambio di figurine. Perché questa modalità di donna oggetto e di maschio che pensa solo a quello è l’unica modalità di relazione/interazione maschio femmina che questi bambini pensano esista.

    Tutto ciò fa paura. Fa tanta paura.

    Quando questi bambini cresceranno e cominceranno naturalmente a provare sentimenti li considereranno sensazioni fastidiose, debolezze, qualcosa da reprimere e nascondere. Le pulsioni sessuali invece le considereranno più accettabili da esternare, anche senza tener conto del parere della controparte, perché in fondo la cultura più o meno volontariamente machista in cui sono cresciuti gli ha insegnato che sono quegli atteggiamenti a fare di loro degli uomini degni di questo nome.

    Perdona il mio sproloquio lunghissimo ma questo argomento mi sta molto a cuore perché vedo l’effetto di questa carenza educativa ogni giorno.

    Martina

    1. Perdonarti? Ma io devo solo ringraziarti! È questo tipo di messaggi che devono circolare, quindi cento volte grazie per aver condiviso con te la tua testimonianza. Sono pienamente d’accordo con te e ti stimo per il lavoro che stai portando avanti.

      In bocca al lupo!

      Giovanni

  3. Una buona analisi, che mi trova concorde al 90% e sono generosa (nei tuoi confronti 😉 ) offrendo un misero 10% alla indiscussa funzione del biasimo sociale. Far sentire una merda chi si comporta da “merda” non è affatto inutile. Come non è inutile dire all’amico ubriaco che non avrebbe dovuto bere meno o dire ai nonni che non dovevano aprire a dei truffatori. Non è colpevolizzazione della vittima, che va sempre sostenuta, ma fa parte di un processo educativo che riguarda anche gli adulti.

    1. Grazie Flaviana!

      Avrei voluto parlare di più della funzione del “biasimo sociale”, ma non avevo tempo. Però quando ho citato la peer-pressure e il bystander approach intendevo proprio quello. Non esattamente nel senso in cui lo intendi tu, però in quella direzione.

  4. La riflessione che fai è ricca di stimoli. Sul cattolicesimo contemporaneo un aspetto patriarcale su cui si dovrebbe riflettere è il modello di femminilità proposto : praticamente nessun ruolo femminile nel clero simbolicamente nell immagine univoca della vergine Maria. Dai casi di pedofilia alla lotta ai contraccettivi sono i sintomi di un mondo sessualmente distorto. Questo coinvolge tutti noi che cresciamo in questo sistema culturale.
    Una distinzione importante é quella da fare tra il concetto di pornografia e l industria del porno, che ha colpe grandissime e di cui ancora non ci si rende conto dei danni che produce.

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