Dating app, maschilismo e stupidità

Uno dei tanti modi in cui realizzo il privilegio di essere uomo è la spensieratezza con la quale utilizzo le dating app – e, più in generale, il modo in cui mi rapporto ai primi appuntamenti.

Io, lo confesso, sono tra quelli che odiano chattare e preferiscono sempre incontrare una persona dal vivo, il prima possibile, anche solo dopo tre messaggi. Ma mi rendo conto che questa immediatezza e spontaneità molte donne eterosessuali non possono permettersela, anche se volessero.

Non possono permettersela non perché “se la tirino” o “ce l’abbiano di legno”, come vuole lo stereotipo, o per una questione di mero time management, visto che in media hanno più match tra cui scegliere rispetto agli uomini e devono fare “selezione”.

Si tratta invece di una mera questione di sicurezza e incolumità personale, che non può essere ignorata o sminuita. Vi faccio un esempio significativo dal mio vissuto.

Solo un esempio (?)

Durante un primo appuntamento, dopo aver conquistato la sua fiducia, una ragazza mi ha confessato che durante tutta la serata stava condividendo la sua posizione GPS con un’amica – “perché non sai mai che può accaderti a un primo appuntamento”, mi disse.

Rientrando verso casa sua di notte, nel “vivace” quartiere di Brixton, mi ha detto: “Vedi questo coprispalle? Non ne avrei bisogno, visto il caldo che fa. Ma lo porto con me per indossarlo mentre rientro a casa, per non dare nell’occhio”.

Proseguendo la camminata, un uomo ha fatto il nostro stesso tragitto dietro di noi, a una decina di metri di distanza. Lei mi ha fatto notare che, se non ci fossi stato io, si sarebbe sentita meno sicura, e che se l’uomo fosse stato ancora lì una volta arrivata davanti la porta di casa, lei avrebbe continuato dritto e fatto il giro del distretto, per vedere se l’uomo la stesse realmente seguendo o no.

Io, in quanto uomo, simili preoccupazioni durante un primo appuntamento non ne ho mai avute. Anche questo è privilegio.

Tutto il resto è (para)noia?

Era forse paranoica quella ragazza? No, manco per niente. Così come non lo sono le blogger che stilano i 15 consigli per un primo appuntamento sicuro o le tante ragazze che cercano su Google il tuo nome prima di accettare l’invito a un primo appuntamento.

Gli scettici (e ce ne sono) potranno ricredersi facilmente consultando qualche loro amica, capendo così che questa “prudenza” (per usare un eufemismo) è una necessità condivisa da tantissime altre donne, anche da quelle più emancipate.

Ancora noi

Il problema, infatti, non è il grado di emancipazione o di self-confidence delle donne. Il problema, ancora una volta, è il comportamento complessivo di noi uomini. Dico “complessivo” per rispondere in anticipo alla più scontata delle obiezioni: l’argomento del not all men – e cioè “non tutti gli uomini si comportano così…”

Questa obiezione infatti è fallace e ingenua, in questo caso come in ogni altro. Perché è sempre vero che “non tutti gli uomini si comportano allo stesso modo”, anche nell’assurdo caso in cui l’uomo che in buona fede la pronunciasse fosse l’unica eccezione alla regola.

Il punto, però, è che la regola è ancora e sempre un’altra.

Donne, predatori e “bravi uaglioni”

La regola è che, per colpa di una più o meno grande fetta di uomini “predatori”, tutte le donne sono costrette a una maggiore prudenza nei confronti di tutti gli uomini, anche di quelli che sono genuinamente dei “bravi uaglioni”.

In tal senso, gli uomini “predatori” sono tecnicamente degli “stupidi”, in accordo con la terza legge di Cipolla sulla stupidità, la quale recita così:

Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.

I “predatori” fanno il male di tutti, inclusi loro stessi

I predatori fanno il male in primis delle donne, poiché se per sbaglio una donna finisse nella loro morsa potrebbe venire maltrattata, molestata o, nel peggiore dei casi, stuprata, con o senza l’uso di “rape drug“.

Fanno poi il male degli uomini “per bene”, i quali subiscono la diffidenza di tutte le donne, che non si fidano di loro nemmeno quando sembrano essere davvero onesti e senza cattive intenzioni – chi glielo dice infatti a quelle donne che il “nice guy approach” non sia un’altra strategia predatoria di travestimento?

Infine, gli uomini “predatori” fanno il loro stesso male perché, persistendo nel loro essere predatorio, alimentano quello stesso clima di diffidenza femminile che in fin dei conti gli rende difficile o del tutto impossibile il dating.

Questo clima, a sua volta, consolida gli stereotipi di genere e, in alcuni casi estremi, spinge alcuni “predatori senza successo” verso due estremi opposti: o verso l’effrazione sessuale (leggi “stupro”); o, all’opposto, verso il lato “incel” dello spettro, come se davvero questi “celibi involontari” fossero vittime di una cospirazione di tutte le donne contro di loro.

Per il bene di tutti

Emerge qui un dato di fatto evidente e difficilmente contestabile, e cioè che il patriarcato in ultima analisi non “conviene” a nessuno, né alle donne ma nemmeno agli uomini, perché da un punto di vista di teoria dei giochi è un sistema di competizione non-cooperativa con un alto costo in termini di strategie di “auto-difesa” (principalmente da parte delle donne) e di strategie di “corteggiamento” (principalmente da parte degli uomini).

Al contrario, una società più “femminista” farebbe davvero il bene di tutti: donne, uomini e persone non-binary. Perché in generale ognuno potrebbe investire il proprio tempo in attività più importanti e produttive, invece che perderlo nel mettere in atto le strategie appena menzionate – necessarie appunto solo perché viviamo ancora in un ambiente tossico e sessista.

2101: odissea nello smartphone

Ma non facciamoci illusioni. Il cambiamento non avverrà in tempi brevi. Il femminismo realizzerà le sue istanze (se ci riuscirà) solo nel lungo periodo, quando ogni lettore di questo articolo sarà ormai vecchio per qualsiasi dating app – a meno che non inventino una dating app per la terza età.

Eppure ha senso pubblicare un ragionamento di questo tipo per un motivo ben preciso: non per far cambiare idea agli uomini “predatori” – gli stupidi non cambiano mai idea, lo sappiamo bene; piuttosto, per mostrare alle nuove generazioni che un’alternativa alla cultura della sopraffazione e dello stupro esiste, e che è nel loro stesso interesse perseguirla.

Questa alternativa si chiama cultura del consenso e andrebbe insegnata in tutte le scuole, sin dalle elementari. Perché – ma questa è una regola generale – meno “stupidi” ci saranno in giro, più liberi e sicuri saremo tutti.


Se hai trovato interessante questo articolo leggi anche “5 modi per combattere (davvero) la cultura dello stupro” oNo, una donna ubriaca non è più ‘stuprabile’ di una sobria“. Per sapere di più sui miei due libri: Contro il nichilismo. La scommessa atea e umanista di Sisifo e Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole”.

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3 commenti

  1. Uno dei motivi per cui ci vorrà un sacco di tempo a smontare gli stereotipi di genere e quello di impostare il cambiamento sociale dalla prospettiva femminista.
    Utilizzando il frame del patriarcato invece di utilizzare termini più obbiettivi e neutri; porta ad una serie di resistenze davvero inutili e superflue ad un compito che è gia titanico di per sé.

    Se gli attivist* del femminismo avessero a cuore la parità di genere e non la difesa dei diritti della donna e delle caratteristiche femminili, si sarebbero già accorti di stare percorrendo la strada più intricata al posto di quella migliore.

    I femminismi dovrebbero prima risolvere l’ambiguità presente nelle dichiarazioni programmatiche delle sue parti:
    Femminismo = lotta per i diritti della donna e dei gruppi con caratteristiche femminili
    Femminismo= lotta per la parità di genere e ( che punta alla eliminazione o ad almenoun alleggerimento dei ruoli di genere)

    Anche perché non deve essere necessariamente il femminismo il movimento che porterà alla lotta (comune) contro i ruoli di genere. Potrebbe nascere col tempo un movimento trasversale in cui ogni persona ( di ogni genere e orientamento) riesca a rispecchiarsi…

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