Non un passo indietro

Gli uomini che “ti spacco la faccia”.
Quelli che “ti aspetto fuori se hai le palle”.
Quelli che “la pena di morte”, “i forni crematori”, “affondiamoli in mare”.

Quelli che fischiano alle donne.
Quelli che, se li rifiutano, allora “fatti una scopata”.
Quelli che “sei troppo brutta per essere stuprata”.

Quelli che insistono. Quelli che non si arrendono.
Quelli che se sei lesbica è perché “non hai provato me”.
Quelli che “meglio un figlio tossico che omosessuale”.

Quelli che si sfilano il preservativo di nascosto.
Quelli che condividono i filmini di nascosto.
Quelli che spiano le donne di nascosto.

Quelli che la mano cade sempre là.
Quelli che “se non puoi sedurla, puoi sedarla”.
Quelli che “le ho fatto vedere io chi comanda”.

Quelli che fanno le battute sui trans.
Quelli che riempiono di botte i trans.
Quelli e quelle che discriminano i trans.

Quelli che menano le donne.
Quelli e quelle che “certe donne se la cercano”.
Quelli e quelle che “sei soltanto un’isterica”.

Quelle che menano gli uomini.
Quelli e quelle che “se ti fai menare da una donna sei una checca”.
Quelli e quelle che “fai l’uomo e non frignare”.

Quelli che “tutte le donne sono puttane”.
Quelle che “tutti gli uomini sono dei morti di figa”.
Quelli che negli stereotipi ci sguazzano.

Quelli e quelle che “prima gli italiani”.
Quelli e quelle che “tu non sei italiano”.
Quelli e quelle che nemmeno parlano italiano.

Quelli e quelle che ti discriminano per quello che non hai scelto di essere.
Quelli e quelle che “a quelli come te li sterminerei tutti”.
Quelli e quelle che “tu non puoi parlare”.

Quelli che stanno a guardare. Quelli che guardano dall’altra parte.
Quelli che cambiano vagone. Quelli che si mettono le cuffie.
Quelli che “ma aveva bevuto”. Quelli che “era troppo provocante”.

Ma poi ci sono anche quelli che non stanno a guardare.
Quelli che non guardano dall’altra parte.
Quelli che intervengono, che si alzano, che si mettono in mezzo.
Quelli che “lasciala stare”. Quelli che “non faceva ridere”.

Ci sono persone (uomini, donne, non importa) che sanno cosa fare.
Persone che sanno dove finisce la mia libertà, e dove inizia quella altrui.
Persone che sanno cosa è giusto dire, anche se ce le prenderanno, proprio da quelli che “ti spacco la faccia”.

Perché quelli che “ti spacco la faccia” non li sconfiggeremo spaccandogli la faccia a nostra volta. Gli stupratori non li elimineremo con la castrazione chimica. Gli uomini violenti non li fermeremo con altrettanta o superiore violenza.

Abbiamo bisogno di essere superiori ai vili, ai violenti, ai prevaricatori. Superiori nell’animo, ripudiando la legge del taglione. E superiori nel numero, essendo in tanti, tantissimi, sempre più di loro.

Spargiamo la voce. Occupiamo gli spazi. Interveniamo, sempre. Affinché i violenti si sentano miserabili, e la loro presenza sia sempre minoranza.

Non un passo indietro.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi ancheIl vostro odio“. Per saperne di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole”.

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