Gli atei esistono: facciamocene una ragione

Gli atei esistono. Esistono in Italia, nel mondo, e persino in quelle teocrazie del Medio Oriente dove il solo sospetto che tu non creda in Dio può condurti al carcere, al patibolo o al linciaggio in pubblica piazza, a colpi di machete.

Nel mondo le persone non credenti sono almeno il 16,3% della popolazione. In Italia, nel 2019, sono invece il 15,3% – in crescita del 3,8% rispetto a cinque anni fa. Stiamo parlando insomma di circa dieci milioni di atei e agnostici italiani che, alla lettera, vivono “senza Dio”. Niente di più, niente di meno.

Un 15% di italiani che fanno a meno di Dio, ognuno per un motivo diverso: chi convinto che Dio non esista; chi persuaso che la questione “Dio” sia irrilevante; chi deluso dalle prove apportate a favore della sua esistenza; e chi è invece convinto che, anche se Dio esistesse, saremmo ancora in diritto di voltargli le spalle, vista l’esistenza della sofferenza innocente nel mondo.

Italiani purosangue

Tralasciando la questione (a)teologica, concentriamoci piuttosto su quella politica, che è la più urgente, visto che da qualche anno è in corso un revival di “purosanguismo” italiano, portato avanti proprio dagli stessi che usavano il tricolore al posto della carta igienica.

La retorica del purosanguismo italiano – confusa, caotica, contraddittoria – afferma tra le tante cose che i buoni italiani sono bravi cattolici e che, di conseguenza, tutti i non-cattolici non possono essere buoni italiani.

Espressioni di questa retorica sono il comunissimo “se non ti piace il crocifisso tornatene al tuo paese“, rivolto a persone che nel proprio paese ci sono già; l’aut auto sei ebreo, o sei italiano“; oppure ancora l’aristotelico “non puoi essere al tempo stesso italiano e mussulmano“.

Non è un paese per non-cattolici

Queste affermazioni testimoniano l’analfabetismo civico e costituzionale di molti italiani, incapaci di distinguere tra nazionalità, cittadinanza e religione, che ai loro occhi costituiscono un tutt’uno monolitico e inscindibile.

Al contrario, essere (o non essere) cattolico non rende nessuno più (o meno) italiano. L’articolo 3 della nostra Costituzione sancisce infatti la libertà di religione, coscienza e opinione di ogni cittadino.

Cittadino che può essere al tempo stesso: italiano e cattolico; italiano e protestante (evangelico, valdese, avventista); italiano e ebreo (più o meno secolare); italiano e musulmano (sunnita, sciita, sufi); italiano e induista, buddista, Baha’i, e così via.

Tornerei volentieri al mio paese, ma ci sono già

Ovviamente si può essere anche italiani e atei, italiani e agnostici, italiani e umanisti – ed è davvero venuto il momento che ognuno se ne faccia una ragione, smettendo di portare avanti la retorica trita e ritrita degli atei immoralisti, brutti e cattivi.

Perché noi atei, agnostici e umanisti non solo esistiamo, ma al tempo stesso lavoriamo come tutti, paghiamo le tasse come tutti, siamo sottoposti alle stesse leggi come tutti, e siamo esseri umani fallibili e precari come tutti.

Non credere in Dio non ci rende migliori di nessuno, ma nemmeno peggiori di chissà chi. Eppure perché continuiamo a subire questo stigma?

C’è chi dice che siamo tutti senza morale; chi dice che siamo inaffidabili; chi dice che siamo da curare. Un altro po’ e di questo passo si tornerà a dire che mangiamo i bambini, bruciamo le chiese e chissà che altro…

L’Italia che non meritiamo: chiusa, confessionalista, identitaria

Sono ormai troppi anni che l’Italia è in balia di una narrazione identitaria, tossica e lacerante – narrazione che sfibra il tessuto sociale mettendo tutti contro tutti, in una corsa cieca e idiota a chi venga prima di chi: i settentrionali prima dei meridionali, gli italiani prima degli stranieri, e i cattolici prima di tutti gli altri.

Abbiamo bisogno di una narrazione alternativa, che contrasti il nazional-populismo non con un altro nazional-populismo, bensì facendosi carico con fierezza e responsabilità dei valori della Costituzione Italiana e della Dichiarazione Universali dei Diritti Umani, che sono valori di solidarietà, di pluralismo, e di libertà.

L’Italia di cui abbiamo bisogno: aperta, laica, liberale

Abbiamo bisogno di un’Italia aperta e cosmopolita, che non abbia paura del diverso, dello straniero, dell’eccentrico e dell’altro da sé, perché riconosce la diversità come fattore di libertà individuale e di sviluppo collettivo.

Un’Italia laica, che riconosca la separazione di Stato e Chiesa come il fondamento stesso della democrazia, condizione imprescindibile di un trattamento eguale di tutti i cittadini di fronte alla legge.

Un’Italia liberale, che difenda con coraggio il diritto all’auto-determinazione di ogni cittadino, libero di amare, essere e pensare secondo coscienza e natura, anche quando quelle scelte e quelle identità appaiono assurde e inconcepibili ad altri cittadini.

Perché atei o cattolici, musulmani o ebrei, protestanti o indù, siamo tutti uguali nella diversità delle scelte – e tutti diversi nell’uguaglianza dei diritti.

Dal 1987 l’UAAR difende i diritti civili, lotta per uno Stato laico, e diffonde la cultura razionale e non religiosa. Più saremo, più avremo forza e capacità di incidere. Unisciti a noi!

📷 Paolo Ferrarini

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche C’era una volta la domenica a messa: amarcord cattolico di un umanista“. Per saperne di più sul mio libro: Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole“.

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