Siamo tutti Charlie Hebdo, ma a divinità alterne

A Bologna le ragazze e i ragazzi di alcuni collettivi femministi e studenteschi avevano organizzato per il 6 dicembre una festa con un titolo irriverente: “Immacolata contraccezione“.

La censura

Dico “avevano” perché, dopo le proteste di alcuni cattolici capitanati da Salvini e Pillon, il rettore dell’università di Bologna ha deciso di annullare (leggi “censurare”) l’evento, accampando come scusa un cavillo burocratico.

Sarebbe bello e doveroso parlare qui del tema proprio dell’evento – il diritto a una sessualità libera, sicura e consapevole – e invece ci tocca fare tre passi indietro e parlare di altri diritti, che ingenuamente credevamo ormai acquisiti in Italia: quello alla libertà di pensiero, e quello alla libertà di espressione.

Un pericoloso precedente – l’ennesimo – contro la libertà di espressione

Il punto non è infatti stabilire se quell’immagine fosse o non fosse blasfema – era nelle stesse intenzioni degli organizzatori essere provocatori, come si legge nel loro comunicato stampa.

Il punto non è nemmeno stabilire se l’indignazione di alcuni cattolici fosse o meno legittima – l’obiettivo degli organizzatori era appunto provocare, sarebbe stato dunque ingenuo non aspettarsi una reazione del genere.

Il punto fondamentale è un altro: quell’evento “s’addoveva fare”, e non andava annullato. Punto.

Il ricatto dei nostri talebani

Perché annullare quell’evento significa piegare lo stato di diritto al potere (più percepito che reale) dei fondamentalisti cattolici, che trovano ancora una volta confermata l’idea che basti alzare la voce e invocare la censura affinché la censura scatti.

Un simile ricatto rientra in una logica integralista e “talebana” – la stessa che molti cattolici nostrani hanno denunciato con veemenza recentemente per il caso di Asia Bibi, pakistana di fede cristiana condannata a morte per blasfemia.

Il giorno dell’annullamento della condanna a morte per Asia Bibi, una folla oceanica si è riversata per le strade del Pakistan, chiedendo a gran voce che venisse impiccata per blasfemia

Questa logica talebana è stata denunciata dai nostri fondamentalisti anche e soprattutto in passato, ad esempio ai tempi della fatwa nei confronti di Salman Rushdie, delle caricature di Maometto in Danimarca, dell’assassinio del regista Theo van Gogh, dell’attacco a Charlie Hebdo, etc.

#JeSuisCharlie – mais ça dépend…

Ma dov’è la coerenza? Perché fin tanto che si attacca il dio degli altri siamo tutti paladini della libertà di espressione, ma poi ci trasformiamo noi stessi in talebani quando l’oggetto della provocazione sono le nostre divinità? Siamo tutti Charlie Hebdo, ma a divinità alterne – ancora una volta.

Se gli stessi collettivi avessero preso di mira Maometto, e se le comunità mussulmane in Italia fossero riuscite nell’intento di far annullare l’evento perché offendeva il loro di sentimento religioso, un coro indignato si sarebbe levato all’unisono: “censura!” , “invasione!“, “tornatene al vostro paese!

E invece no, gli organizzatori se la sono presa con la divinità sbagliata – quella della maggioranza, che sa essere fondamentalista e liberticida quasi quanto le stesse minoranze fondamentaliste e liberticide contro le quali si scaglia.

Contro tutte le censure

Solidarietà dunque alle ragazze e ai ragazzi dei collettivi bolognesi. Blasfemi o non, difenderemo sempre il vostro diritto alla libertà di pensiero ed espressione.

Contro tutte le censure – da qualunque pulpito vengano scagliate.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche Gli atei esistono: facciamocene una ragione“. Per saperne di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole“.

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.