Andremo all’inferno, ma almeno lasciateci liberi di “peccare”

Una cosa che non ho mai capito della dottrina cattolica è il paradosso del libero arbitrio.

Più nello specifico, non ho mai capito come si possa conciliare l’idea del libero arbitrio come “dono di Dio” con il marcato proselitismo dei cattolici – atteggiamento tipico di molte altre religioni, ma, visto che la maggioranza degli italiani è cattolica, vale la pena concentrarsi qui solo sul Cattolicesimo.

Ragioniamo per assurdo

Provo a spiegarmi, rivolgendomi direttamente a voi, amici cattolici, senza astio né volontà denigratoria – perché quello che davvero mi interessa è capire il vostro modo di pensare, e non insultarvi.

Ammettiamo innanzitutto, come dite, che Dio abbia creato gli esseri umani dotati di libero arbitrio.

Ammettiamo anche che il giorno del giudizio universale arriverà, i morti risusciteranno e ognuno di noi verrà giudicato in base alle proprie scelte, prese liberamente facendo uso del libero arbitrio stesso.

Ammettiamo infine che quel giorno voi andrete in paradiso e noi all’inferno, perché voi avete avuto fede in Dio e noi no.

Ora, la mia domanda è: perché volete per forza convertirci alla vostra fede, anche quando vi diciamo con franchezza che ci abbiamo già pensato e non vogliamo essere salvati?

L’inferno non basta?

Dio ci ha dato il libero arbitrio, e noi l’abbiamo usato, accettando tutte le possibili conseguenze del caso, inclusa la perdizione eterna: non vi basta già questo per lasciarci in pace?

A voi spetta il paradiso e la beatitudine eterna, noi – ci dite – bruceremo in eterno tra le fiamme degli inferi: non è già questa una punizione adeguata per i nostri peccati?

Una punizione anticipata

E invece no. Molti di voi – non tutti, ma decisamente tanti – proprio non sopportano che possano esistere persone che la pensano diversamente – atei e umanisti che, secondo gli standard morali ed escatologici del Cattolicesimo, vivono “da peccatori”, ben sapendo che così facendo dopo la morte li aspetterà l’inferno.

Molti di voi, quasi diffidando del giudizio ultraterreno di Dio, vorrebbero punirci anzitempo, mettendoci di fronte a un aut-aut: “convertitevi, o faremo di tutto per limitare le vostre libertà, di modo che possiate peccare il meno possibile.

Ezechiele 33:8

Ora, ci tengo a sottolineare che il problema non è la vostra fede in Dio, bensì il fatto che vi sentiate in dovere di “convertire le genti“, convinti “che Dio non solo abomini l’atto del miscredente, ma che non [vi] considererà innocenti se lo lascia[te] indisturbato” – la citazione è tratta da “On liberty” di John Stuart Mill.

Del resto, non vi biasimo troppo, visto che è Dio stesso a esprimersi in questi termini nella Bibbia, rivolgendosi a voi così:

Se io dico all’empio: “Empio tu morirai!“, e tu non parli per distoglier l’empio dalla sua condotta, egli, l’empio, morirà per la sua iniquità; ma della sua morte chiederò conto a te.

Ma se tu avrai ammonito l’empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità. Tu invece sarai salvo.

La Bibbia, Ezechiele 33:8-9

Insomma, è il vostro stesso Dio a imporvi di provare a convertire l’empio, il quale poi sarà libero di non convertirsi e perire, ma almeno voi a quel punto avrete la coscienza a posto e la salvezza assicurata.

Però, visto che nessuno di voi segue alla lettera tutto quello che c’è scritto nella Bibbia, perché dovreste essere ligi al dovere proprio rispetto a questo specifico versetto?

Il nostro messaggio

Sappiamo che, ai vostri occhi, siamo empi. Sappiamo anche che, semmai il vostro Dio esistesse, saremmo spacciati e verremmo condannati per la nostra palese mancanza di fede.

Al tempo stesso, vogliamo rassicurarvi sul fatto che abbiamo inteso forte e chiaro il vostro messaggio, accettando tutte le clausole del “contratto” in piena lucidità, usando proprio il libero arbitrio che il vostro Dio ci ha donato.

Detto ciò, ecco il nostro messaggio di pacifica convivenza: lasciateci vivere e “peccare” liberamente; noi, da parte nostra, ci impegniamo a fare altrettanto, lasciandovi liberi di vivere e “adorare” il vostro Dio altrettanto liberamente.

Liberi tutti

Non vi chiediamo di credere di meno nel vostro Dio, né di comprendere i nostri argomenti. Vi chiediamo soltanto di lasciare agli altri la libertà di non credere in Dio, o di credere in un Dio diverso.

Perché, parafrasando Mill, dopo millenni di ortodossie fratricide abbiamo capito quanto segue: è meglio per tutti che ognuno di noi sia libero di vivere come meglio crede, piuttosto che passare il nostro tempo in una permanente guerra ideologica incrociata.

Detto altrimenti: è meglio vivere e sbagliare ognuno per sé, piuttosto che tentare continuamente di convertirci l’un l’altro – in nome di un Dio che, lo sappiamo entrambi, potrebbe anche non esistere.

PS: Buon Natale!

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche C’era una volta la domenica a messa: amarcord cattolico di un umanista“. Per saperne di più sul mio libro: Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole“.

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5 commenti

  1. Sinceramente, non so che cattolici conosci…ma chi non rispetta la libertà altrui…non è cattolico e non rispetta la volontà di Dio.
    La libertà di coscienza è sacra e Gesù è stato il primo a rispettarla e a non obbligare alcuno a seguirlo. Lui invitava e proponeva, ma non obbligava. Poi, si permetteva anche di dire che certe scelte e rifiuti portano a conseguenze. Ma Gesù era Gesù. Aveva la credibilità e si poteva anche permettere di ammonire. Io no. Io, al massimo, posso parlarti della mia esperienza e testimoniare fattivamente perché per me Gesù è importante…ma non devo volerti convincere né pronunciare alcun giudizio. Io non so come è la tua anima, cosa senti davvero dentro…quindi, come posso darti un “voto”? È ridicolo. Se tu, poi, sei interessato alla mia prospettiva, bene…possiamo scambiarci altri pareri e conoscenze, ma deve venire da te, io non posso e non devo fare proprio nulla.
    Gesù ci ha lasciato la libertà di ucciderlo, nonostante non avesse colpa. Non ha reagito con violenza e non ha costretto a smetterla. Se lui ha permesso diventassimo assassini, pur soffrendone, se tollera che compiamo i crimini più efferati, per primi noi credenti…per non violare la nostra libertà e pur avendoci dato un esempio sublime…CHI SONO IO per torchiarti a credere? Per tormentare? Giusto come discepola di Cristo, io mi inchino dinnanzi alla tua libertà anche di rifiutarlo. Posso dire che mi dispiace se arrivi a questa conclusione, ma non mi imporro’ mai e non mi sentirò mai meglio di te solo perché credente. Per me, la tua libertà di coscienza e il tuo libero arbitrio sono Dio stesso in te, ciò che, per me, ti rende Figlio suo e mio fratello. Di conseguenza, io non posso toccare nulla di questa tua dimensione. Sarei sacrilega.
    Queste parole di Ezechiele credo siano da interpretare come un “prendersi cura dell’altro”, cioè fargli vedere che non ti è indifferente che lui faccia una cosa piuttosto che l’altra…ma perché ci tieni a lui, non perché devi “guadagnare un convertito”.
    Ti dispiace che un tuo fratello faccia qualcosa di brutto, di inspiegabile…allora gli dici:” Hei, tutto bene? Come mai ha fatto questo? Mi ha colpito perché non mi sembra bello. Come ti senti? Perché pensi così?” e solo se non dai fastidio.
    La costrizione di coscienza è una grandissima offesa a Dio.
    Come dico, mi sembra molti atei siano rimasti a un cristianesimo del 1600…un po’ mi stupisce. Ma posso assicurare che ciò che dice Gesù e che i suoi discepoli devono fare è testimoniarlo. Non convertire. Quello non è nelle nostre mani.
    Sii un po’ più ottimista sui credenti, perché ti assicuro che di questa risma di cui tu parli, sono pochi. Anzi. È il contrario: si vergognano di credere e tacciono. Questa sì è una colpa.
    Spero di aver detto qualcosa di interessante.
    Ciao!

  2. Sinceramente, non so che cattolici conosci…ma chi non rispetta la libertà altrui…non è cattolico e non rispetta la volontà di Dio.
    La libertà di coscienza è sacra e Gesù è stato il primo a rispettarla e a non obbligare alcuno a seguirlo. Lui invitava e proponeva, ma non obbligava. Poi, si permetteva anche di dire che certe scelte e rifiuti portano a conseguenze. Ma Gesù era Gesù. Aveva la credibilità e si poteva anche permettere di ammonire. Io no. Io, al massimo, posso parlarti della mia esperienza e testimoniare fattivamente perché per me Gesù è importante…ma non devo volerti convincere né pronunciare alcun giudizio. Io non so come è la tua anima, cosa senti davvero dentro…quindi, come posso darti un “voto”? È ridicolo. Se tu, poi, sei interessato alla mia prospettiva, bene…possiamo scambiarci altri pareri e conoscenze, ma deve venire da te, io non posso e non devo fare proprio nulla.
    Gesù ci ha lasciato la libertà di ucciderlo, nonostante non avesse colpa. Non ha reagito con violenza e non ha costretto a smetterla. Se lui ha permesso diventassimo assassini, pur soffrendone, se tollera che compiamo i crimini più efferati, per primi noi credenti…per non violare la nostra libertà e pur avendoci dato un esempio sublime…CHI SONO IO per torchiarti a credere? Per tormentare? Giusto come discepola di Cristo, io mi inchino dinnanzi alla tua libertà anche di rifiutarlo. Posso dire che mi dispiace se arrivi a questa conclusione, ma non mi imporro’ mai e non mi sentirò mai meglio di te solo perché credente. Per me, la tua libertà di coscienza e il tuo libero arbitrio sono Dio stesso in te, ciò che, per me, ti rende Figlio suo e mio fratello. Di conseguenza, io non posso toccare nulla di questa tua dimensione. Sarei sacrilega.
    Queste parole di Ezechiele credo siano da interpretare come un “prendersi cura dell’altro”, cioè fargli vedere che non ti è indifferente che lui faccia una cosa piuttosto che l’altra…ma perché ci tieni a lui, non perché devi “guadagnare un convertito”.
    Ti dispiace che un tuo fratello faccia qualcosa di brutto, di inspiegabile…allora gli dici:” Hei, tutto bene? Come mai hai fatto questo? Mi ha colpito, perché non mi sembra bello. Come ti senti? Perché pensi così?” e solo se non dai fastidio.
    La costrizione di coscienza è una grandissima offesa a Dio.
    Come dico, mi sembra molti atei siano rimasti a un cristianesimo del 1600…un po’ mi stupisce. Ma posso assicurare che ciò che dice Gesù e che i suoi discepoli devono fare è testimoniarlo. Non convertire. Quello non è nelle nostre mani.
    Sii un po’ più ottimista sui credenti, perché ti assicuro che di questa risma di cui tu parli, sono pochi. Anzi. È il contrario: si vergognano di credere e tacciono. Questa sì, è una colpa.
    Spero di aver detto qualcosa di interessante.
    Ciao!

  3. Purtroppo la maggior parte dei cosiddetti cattolici hanno due atteggiamenti ben precisi nei confronti di chi è ateo:
    – o dicono chiaramente che sbagli e che l’unica verità assoluta ce l’ha la religione cattolica e che è certo che Dio esiste;
    – oppure ti guardano come se stessi per finire in chissà quale brutto luogo dicendoti “come vuoi…” ben sapendo che hanno pena di te.
    È una cosa alquanto seccante.
    Ecco perché, non appena capisco che la persona che ho di fronte è di siffatta specie, non la frequento più.
    Ci sono i credenti rispettosi, ma sono la minoranza e sono persone che non pensano di avere la verità assoluta, anzi, tutt’altro.

    Ciò che i credenti non hanno capito è che la parola “io credo” significhi “penso che…. ma non ne sono certo”.
    “Credo di venire al tuo matrimonio”….= penso di venire ma non ne sono certo.
    “Credo di aver fatto bene a…”….= penso di aver fatto bene a…..(azione) ma non ne sono sicuro al 100%.

  4. Purtroppo la maggior parte dei cosiddetti cattolici hanno due atteggiamenti ben precisi nei confronti di chi è ateo:
    – o dicono chiaramente che sbagli e che l’unica verità assoluta ce l’ha la religione cattolica e che è certo che Dio esiste;
    – oppure ti guardano come se stessi per finire in chissà quale brutto luogo dicendoti “come vuoi…” ben sapendo che hanno pena di te.
    È una cosa alquanto seccante.
    Ecco perché, non appena capisco che la persona che ho di fronte è di siffatta specie, non la frequento più.
    Ci sono i credenti rispettosi, ma sono la minoranza e sono persone che non pensano di avere la verità assoluta, anzi, tutt’altro.

    Ciò che i credenti non hanno capito è che la parola “io credo” significhi “penso che…. ma non ne sono certo”.
    “Credo di venire al tuo matrimonio”….= penso di venire ma non ne sono certo.
    “Credo di aver fatto bene a…”….= penso di aver fatto bene a…..(azione) ma non ne sono sicuro al 100%.

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