L’Italia ha bisogno di umanismo. Addio cattolicesimo

L’Italia ha bisogno di lasciarsi alle spalle il cattolicesimo, una volta per tutte.

Ogni giorno speso a parlare di Dio è un giorno perso. Noi abbiamo bisogno di umanismo. Di più scienza, più laicità, più femminismo. Di più lotte per la giustizia, per preservare la nostra vita sul pianeta, per la libertà – inclusa la libertà di credo per chi nel cattolicesimo vuole restarci, ovviamente.

Le tre incertezze

Però il futuro è un altro. L’Italia ha bisogno di donne e uomini integri e intelligenti, consapevoli di vivere al penultimo crocevia della storia, nel quale si incontrano tre terribili incertezze:

  • quella verso il nostro passato, riconosciuto in tutta la sua illusorietà;
  • quella verso il nostro presente, tra i più caotici e precari di sempre;
  • quella verso il nostro futuro, spaventoso perché spietatamente certo.

Il primo passo per affrontare le ultime due incertezze è fare i conti con il nostro passato cattolico.

Addio cattolicesimo

Abbiamo bisogno di donne e uomini che si lascino apertamente alle spalle il cattolicesimo. Che si sfilino dal collo il rosario per riporlo rispettosamente nel cassetto delle antiche illusioni, senza astio.

Noi umanisti italiani abbandoniamo la tradizione cattolica non per odio verso di essa, né per amore della blasfemia. Tutt’al contrario. La abbandoniamo perché abbiamo attraversato il cattolicesimo più seriamente e appassionatamente di molti sedicenti cattolici italiani.

Abbiamo letto la Bibbia, dalla Genesi all’Apocalisse: la storia di Eva tentatrice nata dalla costola di Adamo, e poi Caino e Abele, Abramo col coltello alla gola di suo figlio Isacco, Lot pronto a vendere le sue due figlie vergini ai sodomiti, giù fino ai sette sigilli di Giovanni.

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Abbiamo preso seriamente il cattolicesimo. Proprio per questo, al termine del nostro viaggio, ne abbiamo tratto l’unica conclusione possibile: non più.

Il cattolicesimo tappabuchi andava bene quando l’esistenza era una groviera – ma adesso non più: la scienza ci sta aiutando a capire il nostro posto nel mondo, che è un posto periferico e contingente, e purtuttavia grandioso e appassionante.

Il cattolicesimo poteva tenere unita la società quando era normale che i papi comandassero, i sudditi obbedissero e gli eretici tacessero – ma adesso non più: nei secoli il libero pensiero ha fatto tana libera tutti, e noi vogliamo essere noi stessi, fuori dalle gabbie anacronistiche e tribaliste della religione.

Non c’è più tempo

Attardarsi nel cattolicesimo, cercando di salvare il salvabile o di far conciliare l’inconciliabile, significa perdere tempo. Non che la religione ci disgusti, anzi: siamo in grado di apprezzarne il valore storico, psicologico e culturale.

Però la religione – oggi, nel 2020 – ci fa sprecare energie e risorse in battaglie di retrovia, mentre noi dovremmo essere all’avanguardia del secolo. E adesso che il tempo sembra mancarci, che abbiamo (letteralmente) l’acqua alla gola, adesso noi vogliamo impegnarci nelle nostre battaglie, che sono quelle umaniste, senza più perdere tempo nei trapassati remoti della teologia.

Il cattolicesimo è cosa del passato, l’umanismo è il nostro presente e il nostro futuro: sbattezzarsi può aiutare ogni umanista a sigillare simbolicamente questa presa di posizione.

Restare nel secolo

Noi umanisti italiani ci siamo. Con integrità, determinazione e un sano senso della misura continueremo a portare avanti le nostre istanze, a puntare sulla nostra scommessa atea e umanista. E anno dopo anno, decennio dopo decennio, forse vedremo le cose cambiare.

Non raccoglieremo il frutto della vita eterna, né si spalancheranno per noi i cancelli del paradiso. Se avremo sbagliato, ci attende addirittura l’inferno. Ma paradiso e inferno sono cose del passato. Sono cose alle quali potevano credere solo i monaci che decidevano di trasecolare, di uscire dal secolo.

Noi no. Noi nel secolo ci restiamo.


Per sapere di più sui miei due libri: Contro il nichilismo. La scommessa atea e umanista di Sisifo e Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole”.

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2 commenti

  1. Siamo lontani amico mio, guardavo proprio oggi giovanissimi accendere candele e genuflettersi davanti alla tomba di san Francesco di Assisi con meccanica movenza. Le conquiste della Scienza in questi individui non scalfiscono in alcun modo i secoli di dottrina inculcati con metodo.
    L’Italia egli italiani, non è, non sono pronti perquesto cambiamento, almeno non nella misura che prospetti.
    Ma spero di sbagliarmi.

    Dino

    1. Noi umanisti..chi?
      Capita sovente che, come il cane,ci si morde la coda,nel cercare di sentirsi e fare sentire la nostra, si pensa, genialità 🙄ma gli scritti del nostro pensiero rimangono su un foglio,aspettando che qualcuno legga e dia un assenso,cliccando su like.
      Così inizia la storia di chi pensa d’essere un “umanista”che non ha bisogno di nulla se non di sé stesso e dell’umanesimo.Mi chiedo e chiedo a voi lettori il senso del perché ci si vuol sentir chiamati, umanisti del nostro tempo! Da folli pensare di esserlo se diamo peso ad un tempo che non esiste, se non nella misura d’uomo; da folli pensare d’essere umanisti se si cancellano i pensieri di Giordano Bruno,Spinoza,Voltaire che dissacranti hanno consacrato il “loro” Dio, nonché il nostro, dando peso ad una coscienza e conoscenza dell’agito divino. Libertà vo cercando, cristianamente la strada me l’ha indicata Gesù, “dignità, rispetto della propria persona e delle altre persone”; poi, con libero arbitrio la si sceglie ..io l’ho scelta sposando il Cattolicesimo Universale,mi sento figlia del passato che mi ha dato la vita “umanizzandomi”. Oggi la percorro insieme agli altri umanisti del futuro.

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