Pagheremo caro, pagheremo tutto

“La prontezza a credere al male senza averlo esaminato abbastanza è un effetto dell’orgoglio e della pigrizia“, scriveva François de La Rochefoucauld nel 1665 tra le sue Massime.

“Vogliamo trovare dei colpevoli“, aggiungeva, “senza darci la pena di esaminare i crimini“.

Noi italiani siamo generalmente un popolo tanto pigro quanto orgoglioso. Ed è per questo che troviamo colpevoli ovunque, e all’istante, senza troppo preoccuparci di “verificare le fonti” – figurarsi di “sospendere il giudizio” in attesa del processo.

Questa fretta forcaiola non è però innocente: la paghiamo cara, specialmente nel lungo periodo, poiché mina alle basi lo stato di diritto, e sfalda la fiducia civica e sociale che dovrebbe unirci tutti, pur nella diversità di interessi e di opinioni.

Di falso allarme in falso allarme, finiamo per mettere alla gogna ogni imputato come se fosse già un condannato – perché dentro di noi, lo sappiamo, è colpevole e non può non esserlo.

Alle sentenze preferiamo i tweet, e ai tribunali le bacheche.

Bibbiano, Carola Rackete, Saviano, Stefano Cucchi: tutti colpevoli all’istante, per acclamazione – ma assolti sempre troppo tardi, quando la fatwa non può essere più ritirata, e la damnatio memoriae ha fatto ormai il suo corso.

Inutile spiegare cosa c’è di sbagliato in questa o quella foto, cosa c’è di falso o di vero in questa o quella notizia: il popolo è sovrano, e il popolo ha deciso.

Ma la pigrizia e l’orgoglio operano anche in senso inverso. Siamo tutti pronti a dichiarare innocenti – sempre all’istante, sempre per acclamazione – i nostri condottieri, i nostri leader, da Berlusconi a Salvini.

Non capiamo che, così facendo, mettiamo i nostri umori alla mercé di chi meglio saprà stimolarli. Ingeriamo meme e fake news come carbone in una locomotiva, alimentando l’altoforno del nostro conatus bruciando un capro espiatorio dopo l’altro.

Così facendo, ci lasciamo dietro una scia di casi irrisolti che vanno a costituire, distrazione dopo distrazione, una vera e propria cartina d’odio – la stessa attraverso la quale comprendiamo la realtà, e che useremo per recarci al seggio e votare.

La disinformazione uccide la democrazia, certo, ma anche l’orgoglio e la pigrizia, perché sono essi che permettono – e addirittura incitano e reclamano – la disinformazione stessa.

La realtà è troppo complessa per essere divisa ad ogni istante in buoni e cattivi – e la democrazia è un fardello che dobbiamo portare tutti. Ognuno si assuma il dovere della propria cittadinanza – ché di italiani a scrocco ce ne sono già troppi.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche “Mi fate schifo” o “Il vostro odio“. Per saperne di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole”.

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