Il futuro ci attende

Un giorno, probabilmente, sarà tutto più semplice.

Ostacoli che oggi ci sembrano insormontabili diventeranno un ricordo lontano, proprio come è successo con la poliomielite: all’epoca dei nostri nonni uccideva o paralizzava mezzo milione di persone ogni anno nel mondo, i nostri genitori l’hanno conosciuta invece solo di sfuggita, e la mia generazione non sa nemmeno cosa sia.

Dicevo che un giorno, probabilmente, sarà tutto più semplice.

L’eutanasia, ad esempio, sarà non solo legale, ma anche del tutto normale, scevra da ogni stigma. Ognuno potrà scegliere liberamente sulla propria morte, perché la sua morte gli appartiene, e ci sarà rispetto reciproco tra persone che la pensano in materia del tutto opposta a riguardo. I bigotti, che pretendono di legiferare sulla morte altrui, saranno minoranza, e guarderemo a loro con tenerezza.

Non esisteranno obiettori di coscienza dentro gli ospedali, né le proteste dei “pro vita” fuori dagli ospedali. Abortire in maniera gratuita, sicura e legale sarà un diritto reale, una scelta possibile, non un incubo burocratico ed esistenziale.

Le droghe leggere verranno legalizzate e regolamentate. Farsi una canna sarà normale come bere un bicchiere di vino, andare in farmacia per comprare un grammo d’erba sarà normale come comprare del paracetamolo, e le organizzazioni criminali malediranno il giorno in cui i governi aprirono gli occhi sull’assurdità del proibizionismo.

Nessuno farà più coming out, perché non ce ne sarà più bisogno. Le famiglia “arcobaleno” saranno famiglie “e basta”. La disforia di genere, poi, non ci sembrerà più un capriccio adolescenziale o un complotto turbo-capitalista, bensì una parte fondamentale dell’identità di una persona.

Faremo tanto sesso, e meglio. Ne parleremo più apertamente, tra amici, in famiglia, a scuola, così come si parla di sport, politica e cucina. E proprio perché ne avremmo sfatato il taboo, ne avvertiremo di meno la necessità, facendo sì che una sessualità libera e consapevole prevalga sia sulla sessuofobia che sull’ipersessualizzazione dei corpi, e che la cultura del consenso sostituisca quella dello stupro.

La monogamia non sarà più l’unica ricetta “one-size-fits-all”, e il poliamorismo sarà conosciuto e diffuso, anch’esso senza stigma. Monogami e non-monogami, impareremo tutti a comunicare meglio nelle nostre relazioni, a esprimere i nostri sentimenti e a gestire meglio gelosia, paure e traumi interiori.

Andremo tutti dallo psicologo, e sarà del tutto normale, come andare dal dentista o dal ginecologo, senza lo stigma del sembrare pazzi agli occhi degli altri. Sarà un po’ come andare in palestra: lì si allena il corpo, dallo psicologo la mente. Non ci sarà più vergogna nel prendersi cura di sé.

Le religioni si secolarizzeranno sempre di più, diventeranno meno oppressive e più liberali, e l’umanismo diventerà una scelta normale e riconosciuta da tutti. La laicità verrà riconosciuta come un bene comune. La superstizione e le pseudo-scienze, poi, si affievoliranno fino a scomparire, e i ciarlatani avranno meno di che vivere.

La libertà individuale e il diritto all’autodeterminazione diventeranno un punto fermo e quasi scontato. Al tempo stesso, impareremo tutti a prendercela meno per quello che la gente dice, concentrandoci di più su quello che la gente fa, e tollerando tutto ciò che non ci tocca in prima persona, per quanto certe scelte ci possano sembrare assurde.

La politica diventerà amministrazione del bene comune, razionalizzazione delle risorse e miglioramento societario, non compravendita e arrivismo. Gli scandali, certo, continueranno, ma la macchina della democrazia sarà stata perfezionata, e funzionerà meglio di quanto non lo faccia oggi.

Ci saremo lasciati alle spalle il razzismo, anche quello interiorizzato, e smetteremo di chiedere a degli italiani con la pelle nera o con gli occhi a mandorla: “da dove vieni?” Smetteremo una volta per tutte di credere alle razze, perché avremo capito che non c’è nessun fondamento genetico, né tanto meno culturale.

Tasseremo di più i miliardari non per risentimento o per invidia, ma perché avremo compreso (miliardari compresi) che, oltre una certa soglia, la sperequazione economica e l’ineguaglianza sociale fanno più danni che altro. È meglio per tutti tassare progressivamente tutti.

Useremo la scienza al servizio degli esseri umani, senza paure e con responsabilità. Inventeremo nuove tecnologie che ci permetteranno di vivere meglio, massimizzando i risultati e minimizzando i costi. Sconfiggeremo un virus dopo l’altro, evitando di innescare altre pandemie.

Si diffonderà nella mentalità collettiva una coscienza ecologica, e rispettare il pianeta non sarà più una cosa da fondamentalisti verdi, bensì un dovere civico, avvertito da tutti. 15 anni fa la raccolta differenziata sembrava una scelta d’avanguardia, oggi è la normalità.

Mangeremo meno derivati animali o non ne mangeremo affatto, e le diete vegane o vegetariane non ci sembreranno così straordinarie o rigide come lo sono oggi. Inventeremo sostituti della carne indistinguibili dalla carne, e non avremo più scuse per non farne a meno, se non la pigrizia e la testardaggine. Troveremo un nuovo equilibrio tra specie animali e vegetali, comprendendo l’intricata interconnessione planetaria.

Il capitalismo, al quale pure dobbiamo tanto, capirà giocoforza che una crescita infinita in un sistema finito è semplicemente impossibile, e che esiste una soglia di estrazione del valore e delle risorse oltre la quale non si può logisticamente andare.

Impareremo a fare di più con meno, senza l’ossessione del nuovo, imparando che “riciclare, riusare, riparare e ridurre” non è una moda hippy, ma un principio ragionevole ed elementare di ottimizzazione delle risorse.

Saremo meno violenti. Non faremo più guerre. La democrazia come forma mentis e la ragione come guida saranno più diffuse di quanto lo sono ora, con tutti i loro limiti, ovviamente.

Insomma, un giorno sarà tutto più semplice. Ma c’è un “ma”. Anzi, ce ne sono tre.

Il primo è che quel giorno potrebbe non arrivare mai. Al contrario, il futuro potrebbe prendere la via opposta e l’umanità potrebbe arrivare a auto-distruggersi – con il cambiamento climatico, del resto, siamo già sulla buona via!

Il secondo “ma” è che quel giorno, se mai arriverà, non arriverà da solo, per magia, ma soltanto perché milioni di persone in tutto il mondo si alzano ogni mattina con la voglia di migliorarlo.

Il “ma” più pesante è però il terzo: quando quel giorno sarà arrivato, noi non ci saremo. È triste, lo so, ma è così. Certi cambiamenti non avverranno dall’oggi al domani. Ci vorranno decenni o secoli. Vale forse la pena arrendersi allora, perché quel giorno non arriverà per noi?

Guardiamoci alle spalle. Se oggi siamo dove siamo, nella società più avanzata e meno violenta di sempre (sì, è oggettivamente così), lo dobbiamo a persone che non si sono arrese.

E allora non arrendiamoci. Resisti, se vuoi, per i tuoi figli e i tuoi nipoti, se li vuoi e si li avrai. Ma facciamolo prima di tutto per noi stessi, e per rispetto nei confronti di chi, prima di noi, ha dato la propria vita affinché respirassimo, oggi, l’odore della libertà.


Per saperne di più sui miei libri: “Contro il nichilismo. La scommessa atea e umanista di Sisifo” (Diogene Multimedia, 2020); “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole” (Nessun Dogma, 2018).

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