Lettera a un amico nichilista

Tu me lo hai detto, più e più volte: “sono un nichilista, un disfattista, un pessimista”. Me lo hai detto con quel tuo tipico candore e quella nonchalance di chi non ha nulla da nascondere, e sa di essere nel giusto. “Tutto schifa, niente merita”, questo il tuo ironico manifesto.

Mi hai ripetuto, con convinzione, che non credi nell’umanità, nel progresso e nella mera possibilità di cambiare le cose; che gli esseri umani tutti, e in special modo i prossimi tuoi, ti danno la nausea, e per questo tanto vale chiudersi a riccio, costruirsi il proprio eremo di orgoglio nichilista, come un’aristocratica roccaforte di solipsismo.

Per l’umanismo porti simpatia, ma in fondo pensi sia una scelta da illusi. Ricordi quando ti misi di fronte al dilemma della corda? “La vita in società è un enorme tiro alla fune”, ti dissi, “e tu devi scegliere da che parte stare”. Ti misi di fronte a un bivio rovente, urgente, troppo tuo per essere evitato con una scrollata di spalle: scegliere se stare con quelli che cercano di ucciderti perché ebreo, omosessuale e ateo, o con quelli che vogliono salvarti da antisemiti, omofobi e jihadisti.

I primi – e tra loro gli umanisti – tirano per un progresso graduale e aritmetico dell’umanità, per una diminuzione della violenza, per l’ampliamento delle libertà e per il fiorire di quanto c’è di meglio nell’essere umano; gli altri – e tra loro ci sono molti di quei credenti che tanto odi – tirano la fune affinché tutto resti com’è o, peggio, affinché tutto torni a essere com’era prima, nelle loro miserabili e teocratiche età dell’oro.

“Noi tiriamo da questa parte, gli altri in quella opposta, tu che fai?”, ti domandai, e tu senza perplessità risposi: “Io vi guardo tirare. Faccio il tifo per voi, ma non partecipo. Perché questa lotta non mi riguarda. O meglio: nessuna lotta mi riguarda, perché tutte le lotte sono destinate al fallimento, e l’essere umano mi disgusta”.

E come darti torto? Morte termica o arrosto universale, presto o tardi l’umanità e le sue conquiste non esisteranno più, nemmeno come ricordo. Ma anche lasciando da parte gli universi futuribili, è vero che qui e ora l’essere umano disgusta tutti, almeno due volte al giorno, ogni giorno. Visto dal di dentro poi – al di sotto delle maiuscole della filosofia, in quel budello di insopprimibile animalità e sragione che gli è proprio – l’essere umano coincide con l’Eterno Disgusto dell’Uguale, Moloch di fronte al quale hanno abdicato (e continuano ad abdicare ogni giorno) miliardi di esseri umani come te. Ma è proprio questo il punto: se è vero che il n’est pas de destin qui ne se surmonte par le mépris, allora la grande sfida è non abdicare al Moloch, farsi forza per non inginocchiarsi di fronte a Lui, e imparare a disprezzare in noi stessi il disgusto stesso.

La storia – con la “s” minuscola – ci mostra una realtà incontrovertibile, e le statistiche che tanto ami sono lì di fronte a te a comprovarla: laddove uomini e donne hanno tenuto alta la fiaccola della ragione e del progresso, tramandandola come un testimone, la ragione e il progresso hanno trionfato, ricacciando nelle tenebre di un passo i fantasmi dell’oscurantismo e del regresso. Tu stesso che ti costruisci la tua roccaforte nichilista puoi farlo proprio perché sei figlio di quegli uomini e di quelle donne. Hai potuto coltivare il tuo orgoglio in ritirata nel ricordo del loro umanismo in marcia. Fermarsi, disertare, abdicare al disgusto, tutto ciò significa abdicare al progetto illuminista, lo stesso che riempie da cima a fondo la tua biblioteca, in ogni sezione: fisica, filosofia, scienza, e perfino fantascienza.

L’umanismo è sì una scrollata di spalle. È il difficile equilibrio tra disgusto dell’umanità e fiducia nell’umanità – la bilancia stessa sulla quale soppesare, da una parte, tutti i suoi crimini, da Caino a Auschwitz; dall’altra, tutti i suoi successi, da Prometeo all’antivaiolo.

Ti scrivo senza troppe speranze, certo, ma consapevole che queste parole nel tempo forse ti scaveranno da dentro e riemergeranno un giorno, come un fiume carsico: riapri nel tuo petto la tua lotta interiore contro l’insensatezza delle cose e il disgusto degli uomini; soppesa tutto dell’essere umano, e aggiungi quanto più possibile sul piatto del progresso (a quello del regresso ci pensa già l’entropia universale), perché passata la peste tu possa ritrovare ogni giorno la stessa certezza di Sisifo – l’eterna saggezza umanista che ripete a se stessa che “ci sono negli uomini più cose da ammirare che da disprezzare”.

Ammira di più, e disprezza quanto basta. Il tuo masso ti aspetta. Non è mai troppo tardi per riprenderlo.


Questa lettera è uno dei 100 frammenti che compongono Contro il nichilismo. La scommessa atea e umanista di Sisifo(Diogene Multimedia, 2020).

Per saperne di più e leggere l’anteprima: adaltezzaduomo.com/contro-il-nichilismo

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