Lettera di un umanista a un congressista di Verona

Caro/a congressista,

non so che volto hai, né che lingua parli o in quale Dio credi. So invece per certo quale sia la tua posizione su certi temi.

Nel migliore dei casi penserai che le donne siano complementari all’uomo, gli omosessuali persone da aiutare e i migranti poveri disperati per i quali purtroppo non c’è posto nella nostra affollatissima Italia.

Nel peggiore dei casi penserai invece che le femmine siano esseri minorati che non hanno diritto all’autodeterminazione, che i gay meritino la pena di morte e che gli immigrati vadano respinti in mare, lontano dai nostri porti.

A Verona dici che atei e femministe non ti abbiano ascoltato, che ti abbiano frainteso, che abbiano voluto fare delle tue posizioni un feticcio da bruciare, come un fantoccio a carnevale.

Io ti ho ascoltato, e ho difeso e difenderò sempre il tuo diritto a dire quel che pensi. Persino a sostenere che gay e atei meritino la pena di morte. Persino a dire che le donne che abortiscono siano cannibali da spazzare via dalla faccia della terra.

È questo il mio limite, lo ammetto. Sono un liberale e un umanista: non riesco a togliere la libertà di pensiero ed espressione a nessuno, persino a chi, come te, non mi riserverebbe lo stesso trattamento, se solo potesse.

Questa è la debolezza del mio liberalismo, e forse di ogni liberalismo. La debolezza di chi pur comprende che fascisti e illiberali sfrutteranno sempre i diritti umani loro riconosciuti per sottrarre ad altre persone quegli stessi diritti.

E sì, perché tu e gli altri congressisti siete campioni della sottrazione di diritti umani. Dite di essere a favore della famiglia, che è cosa buona e giusta, ma in realtà siete soltanto contro chiunque non rientri nella vostra claustrofobica definizione di famiglia.

Viviamo nel 2019, il mondo sta cambiando, e tanto tempo è passato dai giorni in cui i vostri sogni odierni erano egemoniche realtà: donne sposate e sottomesse, gay clandestini e silenziosi, concittadini con il vostro stesso colore della pelle e nomi simili ai vostri.

Le cose sono cambiate. Le donne hanno alzato la testa, hanno cominciato a pensare da sole, scoprendo che la maternità non è un dovere, che la genitorialità è un volere, e che la felicità è come un’impronta digitale: ognuno ha la sua.

Le cose sono cambiate. Gay, trans, bisessuali, asessuali sono sempre esistiti, anche quando li perseguitavate, soltanto che oggi hanno capito che non c’è nulla che non vada in loro, e che la loro identità sessuale affonda le radici nell’intimo della loro spiritualità. Rinnegare quella significherebbe rinnegare sé stessi.

Le cose sono cambiate. La libertà di movimento è globale. Abbiamo tutti diritto a ricercare il nostro habitat ideale, ovunque esso sia, per poter realizzare noi stessi a prescindere dal colore della nostra pelle o da quanto raro possa suonare il nostro nome in qualche altro angolo del mondo.

Ognuno di noi è un’individualità irripetibile, che ha bisogno di condizioni particolari per realizzarsi al meglio delle proprie potenzialità. Siamo come piante, per parafrase John Stuart Mill: ognuno di noi ha bisogno del clima che più si addice alla sua natura per crescere forte e rigoglioso.

Tu, ad esempio, sei una pianta grassa, ricoperta di spine per allontanare chi credi vorrebbe farti del male. Hai bisogno di ambienti aridi e asfittici per crescere, immobile e con pochi fiori. In un ambiente diverso, rigoglioso d’acqua e d’umidità, non sopravviveresti.

Io invece sono una pianta acquatica. Ho bisogno di tanta acqua, sopravvivo al caldo e al freddo, e non so stare fermo. Do vita a fiori grandi fino a un metro, ma in un ambiente senza acqua e umidità non sopravviverei mai.

Tu ed io abbiamo diritto di vivere entrambi nel clima che ci è proprio, e una società illuminata è come un grandissimo giardino botanico organizzato, dove ognuno di noi possa trovare il pezzetto di terra o di serra che più gli appartiene.

Perché invece vorresti imporre a tutti il tuo deserto? Dici di sostenere la vita, ma nell’imporre a tutti le tue condizioni di vita non fai altro che condannare all’asfissia chi ha invece bisogno di un altro clima per vivere, e non solo sopravvivere.

La diversità è libertà, e la libertà è diversità. Tu invece assomigli a un calzolaio folle che vorrebbe vietare la vendita di tutte le taglie diverse dalla propria, soltanto perché credi che la tua sia la taglia naturale, voluta dal tuo Dio.

Anche qui una metafora Mill è calzante, di nome e di fatto: ognuno di noi ha infatti il suo piede particolare, più o meno grande, greco, egizio o romano – perché vorresti vietare a ognuno di essi di portare le scarpe della loro taglia?

Di più. In fatto di scarpe, ognuno ha i suoi gusti. C’è chi ama le ballerine, c’è chi le odia, chi adora i tacchi e chi invece indossa i sandali con i calzini.

Anche io, come te, penso che alcuni gusti in fatto di scarpe siano discutibili – o, per usare un’espressione che ti è cara, un “abominio”. Ma io, a differenza tua, difenderò sempre il diritto di chiunque a indossare tutte le scarpe del mondo. Con un unico limite: che non usi quelle scarpe per calpestare le mie.

Caro amico congressista, io difenderò sempre il tuo diritto a essere come sei, e a vivere come vuoi.

Fai pure sesso solo dopo il matrimonio, senza anticoncezionali e solo per procreare – e che lo Stato supporti al meglio la tua numerosa famiglia! Se sei donna, sposati e sii pure sottomessa, portando a termine tutte le gravidanze del mondo, anche le più rischiose. Se sei eterosessuale, ama e fai sesso solo con persone del stesso opposto al tuo. E se credi in un Dio, pratica pure il tuo culto in piena libertà.

Io invece faccio sesso come e quando voglio, con chi voglio. Non voglio figli, o non li voglio ora, o non li vorrò mai. Uso anticoncezionali, ma anche vibratori, frustini e manette. Non vorrei mai che la mia compagna dovesse ricorrere all’aborto, ma se fosse necessario metterei sottosopra tutti i consultori di Italia pur di vedere rispettato il suo diritto all’interruzione di gravidanza volontaria. Non credo in un Dio, e vivo benissimo senza fede, perché il mio umanismo è quanto più si addice alla mia natura.

Io sarò sempre qui a difendere il tuo diritto a vivere secondo la tua natura, tu difenderai il mio a vivere secondo la mia? Ne dubito, e questo mi rammarica.

Perché non è la tua natura il problema in questione, bensì la tua integralista convinzione che essa sia l’unica giusta, e che non ci sia spazio per fedi, visioni o nature diverse dalla tua.

Siamo esseri unici, accomunati da un minimo comun denominatore universale che chiamiamo natura umana. Ciò che ci separa non è dunque la diversità, bensì le nostre rispettive posizioni nei suoi confronti.

Io sono un liberale, e posso dimostrarti, dati ed esperienze alla mano, che la diversità è un fattore di libertà e di sviluppo, individuale e collettivo, da difendere e addirittura da promuovere.

Tu sei un illiberale, e in nome della tua fede credi invece che la diversità sia il male dei nostri tempi, agognando un ritorno ad un mitologico Eden, in cui l’unica famiglia al mondo era composta da un uomo e da una donna, bianchi, pudici e senza peccato.

Quella donna, generata da una costola del marito, ha sfidato l’autorità del Padre – e grazie a Dio che l’ha fatto! Senza quel morso alla mela della conoscenza non saremmo qui a rivendicare la libertà di ognuno a essere, vivere e amare in accordo con la propria natura.

Ti saluto, amico congressista, nella speranza che queste parole possano aiutarti ad accettare (e persino difendere) l’esistenza di nature altrui, senza cambiare la tua.

Liberalmente,

Giovanni Gaetani

Se ti è piaciuto questo articolo dai un’occhiata al Manifesto Grafico dell’Umanismo Intersezionale. Per saperne di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole“

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