“Perché Dio permette la morte di un neonato?” La risposta di una follower cattolica VS quella di Dostoevskij

AGGIORNAMENTO DEL 22/04/2019: la follower cattolica in questione mi ha chiesto ripetutamente di cancellare il suo nome e la sua foto da questo articolo. Vista la sua insistenza l’ho fatto, nonostante io non abbia infranto alcuna normativa della privacy. Ad ogni modo, il suo commento, che è di dominio pubblico, continua a essere visibile qui.

Don’t feed the troll

“Don’t feed the troll”: è questa la regola aurea della moderazione dei commenti online. Alla lettera significa “non dar da mangiare al troll“. Fuor di metafora significa: non rispondere a chi commenta solo per provocare.

Cerco sempre di rispettare questa regola, non soltanto perché non ho il tempo materiale per rispondere a tutti i troll che popolano le mie pagine [1] [2] [3], ma anche perché le discussioni con i troll non portano da nessunissima parte.

L’interessante caso di S. P.

Una delle mie follower più attive e costanti è, paradossalmente, una cattolica. Si chiama S. P. e, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è un troll.

Scrive infatti in un corretto italiano, è prolissa, determinata e, al netto di una certa presunzione di infallibilità, offre spunti interessanti per capire come ragioni un cattolico integralista oggi. Per questo ho deciso, più di una volta, di rispondere ai suoi commenti, incluso quello al post del 16 aprile che vedete qui sotto.

La questione dei miracoli e della sofferenza innocente

L’ultima discussione con S. P. si è infatti originata quando ho osato definire “una stronzata” la posizione di chi grida al miracolo perché il rosone di Notre Dame si è salvato dall’incendio. Lei ha commentato come vedete qui sotto.

Io ho risposto rinviando S. P. a un articolo sulla tragedia di Bologna dello scorso luglio, nel quale sostenevo quanto segue.

“Se ammettiamo che Dio può intervenire nel reale, allora Dio è responsabile per le morti di milioni di neonati e bambini che, ben prima di aver potuto esercitare il “dono” del libero arbitrio, sono morti in modi più o meno atroci ma tutti ugualmente ingiustificabili in un’ottica di teodicea.”

Come prevedibile, la discussione non si è fermata lì, ma è andata per le lunghe. Se avete tempo da perdere potete leggere la discussione sotto il post. Altrimenti vado direttamente al gran finale.

Una sola brevissima domanda

A S. P. ho posto la famosa questione della “sofferenza innocente”, che da millenni anima il dibattito della cosiddetta “teodicea”, branca della teologia che si occupa della giustizia di Dio – il termine deriva infatti da due termini greci, theos (Dio) e dike (giustizia).

La mia brevissima domanda a S. P. è stata la seguente.

“Perché Dio vuole o permette la morte di un neonato?”

La risposta di S. P.

In un primo momento S. P. ha dribblato la mia domanda dandomi dell’ignorante e accampando un non meglio precisato rimando al libro della Genesi e alle lettere di San Paolo.

Io le ho chiesto di prendersi tutto il tempo necessario per rispondere a quella mia unica e brevissima domanda: “Perché Dio vuole o permette la morte di un neonato?”

Lei mi ha preso alla lettera, scrivendo una lunghissima risposta che potete leggere qui. Il passaggio chiave, a mio avviso, è il seguente.

“La conclusione in sintesi è che il male nella storia umana l’hanno introdotto i progenitori, sono loro i responsabili e non Dio. Che poi a fare le spese di questo male siano anche gli innocenti è semplicemente ovvio, essendo il male per sua natura iniquo.”

S. P. si è avvalsa in sostanza del cosiddetto “argomento del peccato originale”, secondo il quale anche gli innocenti (neonati inclusi) muoiono e soffrono per colpa del peccato originale dei progenitori dell’umanità, volgarmente conosciuti come Adamo ed Eva.


Michelangelo e il dettaglio della Cappella Sistina raffigurante il Peccato Originale e la cacciata dall’Eden,

Anche se S. P. avesse ragione, l’ateismo è legittimo e possibile

Evidentemente la tesi di S. P. è “valida” soltanto se si crede in una serie di precetti di fede e dogmi teologico-scritturali ai quali la ragione può obiettare ben poco:

  • Dio creatore esiste
  • Dio ha creato i progenitori dell’umanità dotati di libero arbitrio
  • I progenitori hanno adoperato quel libero arbitrio per tradire Dio, commettendo il peccato originale
  • Come conseguenza del peccato originale Dio permette che il male si abbatta iniquamente non solo sui peccatori, ma anche sugli innocenti, neonati inclusi.

Inutile entrare nel merito dell’assurdità logica di questa posizione. Molto più interessante far notare invece il fondamentale paradosso che si cela al cuore della posizione di S. P., e cioè: anche se avesse ragione S. P., l’ateismo sarebbe ancora sempre legittimo e possibile.

Un ateo può infatti sempre legittimamente rifiutarsi di credere in un Dio così sadico e imperscrutabile, il quale permetterebbe la morte di neonati innocenti per punire il peccato originale commesso dei progenitori dell’umanità, creati da Dio stesso a sua immagine e somiglianza.

Fyodor Mikhailovich Dostoevsky (1821-1881)

La risposta di Dostoevskij

Questa, del resto, è la posizione di Ivan Karamazov, protagonista del capolavoro di Dostoevskij “I Fratelli Karamazov”, pubblicato nel 1879.

Il discorso di Ivan Karamazov è una pietra miliare nella storia dell’ateismo filosofico e proprio per questo l’ho riportato e commentato nel mio libro “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole“.

Cosa dice Ivan Karamazov? Che anche se Dio esistesse possiamo rifiutarci di credere in lui, vista l’esistenza della sofferenza innocente nel mondo.

Per capire meglio cosa intendesse Ivan vi riporto un estratto dal mio commento (pp. 92-93 del libro), che credo ben sintetizzi il suo argomento.

Con grande onestà intellettuale, Ivan parte da alcune concessioni alle tesi dei suoi avversari nascosti, gli apologeti della giustizia divina. Egli infatti afferma: ammettiamo come dite che la maggior parte delle sofferenze siano meritate come punizione per la prometeica superbia degli uomini; diamo per vera inoltre la teoria del libero arbitrio come dono che Dio ha fatto agli uomini per metterne alla prova la moralità; ammettiamo dunque che, in linea di massima, il buon 95% dei mali del mondo possa trovare un posto nel grande e misterioso disegno divino.

Ora, ammesso tutto ciò, Ivan sostiene che ci sia qualcosa che non potrà e non dovrà mai trovare un posto nel grande progetto di Dio. Quel qualcosa è la sofferenza dei bambini. Il ragionamento di Ivan è lineare. Gli adulti, dotati di libero arbitrio, sono responsabili delle proprie azioni e dei propri peccati, e per questo motivo Dio può e deve punirli. Ma i bambini, che non dispongono di libero arbitrio, che non sono dunque responsabili delle proprie azioni e che sono quindi per definizione «senza peccato», Dio non può punirli.

Ciononostante, ovunque nel mondo i bambini soffrono e muoiono nei modi più orrendi. Dilaniati da un cane su ordine di un aguzzino davanti agli occhi della madre, come nel caso citato da Ivan. Usati come bersaglio per il tiro al piattello dai nazisti ad Auschwitz. Massacrati da Erode che voleva uccidere ad ogni costo il neonato Gesù, come narrerebbe il Vangelo di Matteo. Uccisi da un tumore fetale a qualche giorno dalla nascita.

Se Dio ha davvero previsto queste e altre sofferenze all’interno del suo piano superiore, magari perché ha voluto che in quella maniera i bambini pagassero le colpe dei padri, allora Ivan non ci sta. Lo dice in maniera inequivocabile: «se la sofferenza dei bambini servisse a raggiungere la somma delle sofferenze necessaria all’acquisto della verità, allora io dichiaro in anticipo che la verità tutta non vale un prezzo così alto».

Dio ha fissato un prezzo troppo alto per accedere al suo regno e Ivan non è disposto a pagarlo. Per questo motivo si affretta a restituirgli «il biglietto di entrata». Non che Ivan neghi l’esistenza di Dio.

Semplicemente rifiuta le sue condizioni. Rifiuta di accettare in cuor suo che la sofferenza degli innocenti possa rientrare in un qualsiasi disegno divino. Lo dice chiaramente: «Preferisco rimanere con le mie sofferenze non vendicate e nella mia indignazione insoddisfatta, anche se non dovessi avere ragione». Che esista o meno, Ivan non può credere in Dio, vista la sofferenza subita da chi non può averla meritata.

Detto altrimenti: anche se Dio esistesse, Ivan gli volterebbe le spalle.

In conclusione, grazie del tuo contributo, S. P. Se mi dai il tuo indirizzo ti invio volentieri una copia del mio libro, nel quale ho già risposto a questa e a molte altre supercazzole della teologia.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche “Se ‘Dio ha protetto Bologna’ allora hanno ragione gli atei, ancora una volta“. Ho affrontato l’argomento della teodicea in maniera più approfondita nell’ultimo capitolo del mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole.“

Licenza Creative Commons

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3 commenti

  1. 21 aprile, Pasqua. Se non fosse vera la “posizione di Sara” (che poi è la posizione cattolica) allora non avrebbe senso nemmeno che Gesù, Innocente per definizione, subisse la Passione. Ti sfugge che la punizione terrena è esclusivamente umana, nel caso di innocenti sono i “terzi” a determinare quella sofferenza, non Dio. Le conseguenze di azioni malvagie non riguardano solo chi le compie, a meno di avere una visuale molto ma molto miope della realtà (l’individualismo in questo non aiuta affatto). Certo potresti osservare che un conto è la causa e un conto è permettere il male. Ti rispondo che il male non esiste per “mettere alla prova la moralità” delle persone, che è una gran boiata. Non ti do la risposta netta perché vedo che esponi al pubblico ludibrio le risposte che non ti piacciono (per inciso NON do a te o ad altri il permesso di usare questa risposta al di fuori dei commenti di questo articolo), ma ti consiglio la strada da seguire, il primo passo: Amore, così come inteso da Aristotele (e dalla cristianità). Buona ricerca! (la strada è ancora lunga, ma non perderti d’animo. PS: alla fine il peccato originale c’entrerà, non come ti aspetti ma c’entrerà)

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    1. ” NON do a te o ad altri il permesso di usare questa risposta al di fuori dei commenti di questo articolo”

      Che roba è? Scusa, cosa sei un evangelizzatore esoterico?

      Credo che la filosofia serva a poco, di fronte alla cocciutaggine, credo che ognuno sia libero di professare finanche il terrapiattismo, ma temere il dialogo o il confronto al punto tale da DIFFIDARE una persona, con la quale ci si illude di voler comunicare (in realtà tu cerchi sempre e solo di convincere te stesso, ne hai un gran bisogno), è veramente una acrobazia mentale da studiare.

      Ad maiora, predicatore mascherato!

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  2. Se fossi dio , perché dovrei amettere che il mio progetto “ terra “ va come va ?
    Io vorrei , e sarebbe nelle mie possibilità visto che sarei omnipotente , creare una cosa perfetta e non un mondo pieno di sofferenze.
    E visto che ha creato tutto ed anche il libero arbitrio, e visto che sa tutto in anticipo, sapeva anche come andava a finire la storia col peccato originale e sapeva delle conseguenze ed allora o e sadico ( dio per definizione non può essere sadico ) o non esiste . Quest’ultima mi sembra più probabile.
    Non ne ho le prove ma almeno non cerco di convincere nessuno delle mie idee come fanno quasi tutte le religioni !

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