“Siamo tutti Charlie Hebdo con il Dio degli altri”: l’ipocrisia italiana (ed europea) sulle leggi contro la blasfemia

L’arresto per blasfemia in Polonia

Una donna polacca di 51 anni è stata arrestata per aver affisso nella città di Płock dei manifesti come quello che vedete in foto, e rischia adesso fino a due anni di carcere.

L’accusa è “profanazione della Madonna di Częstochowa”. Il Ministro degli interni polacco – ovvero l’equivalente di Salvini in Polonia – lo ha definito “barbarismo culturale”.

“Raccontare storie su ‘libertà’ e tolleranza non ti da il diritto di offendere il sentimento religioso dei credenti”, ha detto lo stesso ministro, Joachim Brudziński, del partito nazionalista, cristiano e conservatore “Diritto e Giustizia”.

La donna è accusata insomma di blasfemia, nel 2019, in uno dei 28 paesi dell’Unione Europea, la quale in teoria aspira a essere il faro del progresso morale mondiale.

Altri recenti casi di blasfemia

Non è la prima volta che succede, né probabilmente l’ultima che succederà. Le accuse di blasfemia, anche nella nostra illuminata Europa, sono all’ordine del giorno, molto di più di quanto si pensi.

Ecco qui sotto i casi più recenti di blasfemia che, il più delle volte, hanno condotto ad arresti e multe – e, ovviamente, alla rimozione dell’opera incriminata e blasfema.

Nel 2009 una donna austriaca insinuò il dubbio che Maometto fosse un pedofilo, poiché secondo le scritture avrebbe sposato una bambina di sei anni. La donna viene condannata a pagare una multa di 480€. Il caso arriva alla Corte Europea dei Diritti Umani che nel 2018 conferma la sentenza “per il mantenimento della pace religiosa”.

Tre femministe spagnole dal 2017 sono sotto processo con l’accusa di blasfemia per aver portato in processione una statua della madonna a forma di vulva.

L’attore spagnolo Willy Toledo è stato arrestato ed è attualmente sotto processo perché, in un post a difesa delle attiviste femministe, ha dichiarato di “fottersene di Dio e della Vergine Maria”, affermazione ribadita di fronte al tribunale nel settembre 2018.

Fotomontaggio “blasfemo” postato su Instagram da un giovane spagnolo nell’aprile 2017. La multa? 480€.

Per quest’opera l’artista italiano Xante Battaglia ha ricevuto 800€ di multa per “vilipendio alla religione cattolica”, in Italia, nel 2015.

Quest’opera di Jani Leinonen si chiama “McJesus“. È stata rimossa nel 2019 da un museo israeliano a seguito delle veementi proteste dei cristiani che lo ritengono “blasfemo”.

La lista potrebbe essere ancora lunga, ma credo di aver reso l’idea.

Eravamo tutti Charlie Hebdo

Quando nel 2015 ci furono i terribili attacchi alla redazione di Charlie Hebdo l’Italia intera fu pronta a twittare “#JeSuisCharlie” per rivendicare il diritto alla libertà di satira nei confronti dell’Islam “brutto e cattivo”.

Un anno dopo tutti a ritrattare quell’hashtag, perché “brutto e cattivo” era diventato d’improvviso Charlie Hebdo, reo di aver pubblicato delle vignette (qui sotto) sul terremoto di Amatrice, considerate oltraggiose e di cattivo gusto.

Ma non eravamo tutti per la difesa della libertà di espressione, di satira e di pensiero? Non eravamo tutti indignati per i “bastardi islamici” che, a casa loro e a casa nostra, vogliono uccidere chiunque offenda il loro Profeta?

Siamo davvero un paese di ipocriti e opportunisti, incapaci non dico di coerenza, ma quanto meno di pudore. Per la serie: libertà di espressione sì, ma fino a che non tocca il nostro Dio, il nostro popolo, la nostra suscettibile sensibilità.

8 paesi che si sono mossi nella direzione opposta

A differenza dell’Italia e di altri stati europei, otto paesi hanno reagito in maniera diametralmente opposta:

  • Francia
  • Norvegia
  • Malta
  • Islanda
  • Danimarca
  • Canada
  • Nuova Zelanda
  • Irlanda*

Questi paesi, per lo più europei, hanno tutti abolito le proprie leggi sulla blasfemia dal 2015 in poi, anno di fondazione della Coalizione Internazionale per l’Abolizione delle Leggi sulla Blasfemia (end-blasphemy-laws.org), nata, appunto, subito dopo i terribili attacchi di Charlie Hebdo.

Ecco, l’Italia invece di seguire l’esempio di questi ultimi procede tranquilla e bigotta nella direzione opposta. Continua a schierarsi indirettamente al fianco non solo di paesi come Spagna e Polonia, che puniscono frequentemente la blasfemia, ma anche di quelle teocrazie islamiche prese quotidianamente d’assalto dalla retorica del “noi siamo buoni e liberali, loro cattivi e fondamentalisti”.

E sì, perché quello che ci differenzia da paesi come l’Arabia Saudita è solo una questione di grado, non di sostanza: loro mettono a morte i blasfemi, noi li puniamo con multe fino a 6.000 €. Ma entrambi li puniamo per la stessa ragione.

Il principio giuridico alla base di queste leggi è infatti esattamente lo stesso: ci sono cose che non si possono dire perché vanno contro la nostra sensibilità religiosa, e quindi puniamo chi le dice.

#EndBlasphemyLaws now

Per questo motivo è quanto mai urgente seguire l’esempio di quegli otto paesi: perché le nostre leggi sulla blasfemia legittimano le loro leggi sulla blasfemia.

Fintanto che non aboliremo anche noi queste leggi non potremo permetterci nessuna critica contro quelle teocrazie, perché, fatte le dovute e importanti distinzioni di grado, noi siamo come loro.

Non sarà certo un governo bigotto, populista e illiberale come quello giallo-verde a compiere questa impresa di civiltà e di coerenza. Ma una cosa giusta va ribadita sempre, anche nel bel mezzo del temporale, aspettando che la tempesta passi e che ritornino giorni migliori per la democrazia, per il libero pensiero e per la laicità.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche “La libertà di espressione è una cosa seria, anche quando la si impiega per dire stronzate“. Leggi di più sul mio libro “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole”.

Licenza Creative Commons

Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

*L’Irlanda l’anno scorso ha votato l’abolizione delle medesime leggi via referendum ma l’abrogazione della legge deve essere ancora approvata dal parlamento irlandese.

Un commento

Rispondi a Enzio Sargi (@LoZioGipsy) Annulla risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.