I credenti scelgano: o con il virus, o contro di esso

“Le religioni organizzate di tutto il mondo hanno una responsabilità oggettiva nella diffusione del virus, in positivo come in negativo, e devono dunque scegliere da che parte stare”: è questo quello che è venuto fuori dalla chiacchierata che ho fatto con Dio in persona ieri (al minuto 48 e 46 secondi).

Perché mentre un’organizzazione ateo-umanista come l’UAAR combatte l’epidemia con una campagna di fundraising e una donazione di €10.000 allo “Spallanzani”, migliaia di religioni organizzate in tutto il mondo contribuiscono invece alla diffusione del virus, mentre solo alcune virtuose eccezioni si danno da fare per combatterla.

La Cina è atea, non umanista

Ora, prima che lo dica qualcuno: sì, l’epidemia si è originata e si è diffusa in Cina, paese a maggioranza atea con un governo comunista, liberticida e apertamente anti-religioso – ed è stato infatti proprio il totalitarismo liberticida del governo cinese a silenziare con la forza Li Wenliang, il medico arrestato assieme a sette colleghi all’inizio del contagio per aver diffuso “voci false”, quando le autorità locali sminuivano il virus.

Ma, appunto, l’ateismo liberticida del governo cinese non è l’umanismo ateo di cui mi faccio promotore da qualche anno. L’ho detto e lo ripeto, per l’ennesima volta: l’ateismo non basta, e l’umanismo è un’altra cosa.

Del resto, con l’ateissima Cina gli umanisti non hanno proprio nulla a che spartire. Non è affatto un caso che la Cina sia al 167simo posto nella classifica del Freedom of Thought Report, pubblicato ogni anno da Humanists International, organizzazione per la quale lavoro.

Da che parte stare?

L'immagine può contenere: possibile testo seguente "#pregaacasa Dio ti vede anche lì "Quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; eil Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà." Vangelo di Matteo, 6,6"

Chiusa questa parentesi, torniamo al punto centrale dell’articolo: le religioni organizzate hanno il potere di contrastare o favorire il contagio, e quindi devono decidere da che parte stare.

Se vogliono contrastarlo, devono parlare chiaramente, agire risolutamente e invitare urbi et orbi a comportamenti virtuosi. E – badate bene – possono e devono farlo restando all’interno del loro universo di senso e della loro rispettiva esegesi scritturale e dottrinale, se ci riescono ovviamente.

La religione come argine del contagio

L’invito a pregare a casa, infatti, oltre che dagli atei e dagli umanisti, arriva innanzitutto da Cristo stesso:

“Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Vangelo di Matteo 6,5

Da questo punto di vista, un grande plauso va alle messe in streaming e ad altre iniziative di questo genere, volte a rincuorare i fedeli pur mantenendoli a casa in quarantena – a tal riguardo, 92 minuti di applausi per il parroco Giuseppe Corbari che ha celebrato messa in una chiesa piena solo delle foto dei suoi parrocchiani.

Il parroco Giuseppe Corbari ha messo sui banchi della parrocchia dei Santi Quirico e Giulitta a Robbiano di Giussano (Monza e Brianza) i selfie che gli hanno inviato i parrocchiani

La religione come catalizzatrice del contagio

Al contrario, le religioni organizzate possono favorire l’epidemia (e la stanno effettivamente favorendo) dando il cattivo esempio, oppure invitando a gesti totalmente folli, oppure omettendo di schierarsi contro quegli stessi gesti totalmente folli.

Le religioni hanno un potere politico, economico e spirituale enorme. Ma siccome “da un grande potere derivano grandi responsabilità“, è bene che scelgano come spenderlo, questo maledetto potere.

Le responsabilità del Papa

La preghiera cattolica Confiteor, che ancora conosco a memoria, ci dice che si può peccare “in pensieri, parole, opere e omissioni”: a tal riguardo la Chiesa Cattolica sta peccando in tutte le salse.

Non serve ad esempio essere un genio della psicologia comportamentale per capire la portata etica e comunicativa del gesto del Papa, che poteva oggettivamente evitare di andare in giro per Roma, a via del Corso, con la scorta, senza alcuna apparente urgenza.

Poteva e doveva evitare non solo perché – Dio santissimo – i Giardini Vaticani bastano e avanzano, e non serve dunque sconfinare in uno stato estero per sgranchirsi le gambe.

Ma soprattutto poteva e doveva evitare perché quella foto lancia un messaggio del tutto irresponsabile: “cari fedeli, sappiate che in fondo una passeggiata di piacere si può fare”. Ma una passeggiata di piacere, a questo stadio del contagio, non si può fare. Punto.

Caro Papa Francesco, siamo a 41.000 vittime e 3.000 morti. I nostri medici muoiono in prima linea negli ospedali. 25 milioni di persone in tutto il mondo hanno perso il lavoro. La gente è allo stremo. Certi gesti non puoi permetterteli. Ci vuole esemplarità, per Dio.

L’Italia, suddita del Vaticano

La Chiesa Cattolica poteva anche dare il buon esempio scegliendo di tenere chiuse tutte le sue chiese, invece che riaprirle. Ma questo è un fallimento innanzitutto dello Stato italiano, del tutto suddito del Vaticano, in piena sindrome di Stoccolma dall’11 febbraio 1929, giorno in cui Mussolini e Papa Pio IX firmarono i Patti Lateranensi.

Domandiamoci: perché lo Stato italiano ha imposto la chiusura di tutto, ma non è riuscito a chiudere le chiese? Perché lasciarle aperte ma “solo per preghiere individuali”? Perché questa deroga anti-laica e virologicamente folle? Come se non fosse stato dimostrato scientificamente che questo maledetto coronavirus sopravvive fino a tre ore sospeso nell’aria e anche due o tre giorni su molte superfici, ivi compreso il legno dei bancali delle chiese.

Sì, lo Stato italiano è suddito del Vaticano. Questo è ancora più vero alla luce del fatto che, anche in questa situazione di emergenza, lo Stato italiano si ostina a non riscuotere i 4 miliardi (quattro miliardi, forse cinque) di arretrati ICI della Chiesa, nonostante il richiamo dell’Unione Europea – semmai scattasse la sanzione, vi dico già che farò io stesso irruzione allo IOR.

Religione e superstizione

Le religioni organizzate possono anche contrastare il virus dicendo chiaro e tondo che certi riti superstiziosi sono delle cazzate immani. Che certi presunti gesti di culto non rientrano in alcun modo nel loro rispettivo universo spirituale e teologico. Ma lo devono dire chiaramente. Senza esitazioni. Senza giri di parole. Senza supercazzole, insomma.

Ancora una volta, è il Vangelo di Matteo stesso (5,37) a invitare a questa chiarezza e perentorietà del linguaggio: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno.” E il di più, in questo caso, è la superstizione di chi crede che certi gesti folli e superstiziosi possano magicamente contrastare il virus, quando invece non fanno altro che favorirne la diffusione.

Non solo la Chiesa Cattolica

Molte altre chiese e gruppi religiosi hanno le loro responsabilità, in tutto il mondo:

E mi fermo qui che sennò facciamo notte.

Conclusione: nessun Dio ci salverà

Martin Heidegger, dieci anni prima di morire e trent’anni dopo la sua adesione al nazismo, disse durante un’intervista che “ormai solo un Dio ci può salvare”. Questa affermazione era falsa allora, ed è ancora più falsa oggi.

Amici credenti, anche noi vorremmo poter credere che la fede e la preghiera bastino per sconfiggere il virus. Anche noi vorremmo poter credere nelle rassicurazioni del Papa, che ha chiesto a Dio di fermare l’epidemia. Anche noi vorremmo che tutto questo finisse per merito di forze trascendenti ed extra-umane.

Ma la verità è un’altra: questo virus è una faccenda umana, terribilmente umana, da cima a fondo. Nessuno Dio ci salverà, perché nessun Dio può salvarci. Dobbiamo sbrigarcela da soli. Perché magari il vostro Dio non esiste; o, se esiste, non può intervenire nel reale, o non vuole intervenire nel reale, lasciando a ognuno di noi la responsabilità del libero arbitrio.

E allora non ci resta che una cosa da fare: combattere il virus, tutti insieme, atei e credenti, affinché questa pandemia finisca e ognuno di noi possa ritornare alla vita di prima, come l’abbiamo sempre conosciuta. Lavoriamo uniti, “oltre le bestemmie e le preghiere”. Solo così torneremo liberi. Liberi di essere, amare e vivere, senza paure, ognuno come meglio crede.


Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche “Se ‘Dio ha protetto Bologna’ allora hanno ragione gli atei, ancora una volta” e “C’era una volta la domenica a messa: amarcord cattolico di un umanista“. Per saperne di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole“.

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