Provo a spiegarvi cosa c’è di sbagliato in questa foto, senza buonismi

Pensavo che un articolo del genere non fosse necessario, e invece i commenti a un mio post di ieri mi dimostrano che purtroppo lo è.

Premessa

In questo articolo mi concentrerò solo ed esclusivamente sulla foto, cercando di chiarire perché è inammissibile che le forze armate – ma soprattutto il ministro dell’interno – abbiano diffuso quell’immagine in quel modo.

Non mi soffermerò dunque né sulla “caccia al nordafricano” scatenatasi online prima di scoprire che i due presunti assassini sono in realtà americani (ma a tal riguardo vi consiglio di leggere un ottimo articolo di Valigia Blu).

Né mi soffermerò sulla ricostruzione dell’omicidio di Mario Cerciello Rega, alla cui famiglia sono idealmente vicino due volte: la prima per la tragica perdita di Mario; la seconda per la vile strumentalizzazione del suo cadavere da parte di Lega, Fratelli d’Italia e sciacalli affini.

Che cos’è lo stato di diritto?

Spesso sentiamo parlare di “stato di diritto” – persino il premier Conte lo ha menzionato in un suo post – ma sappiamo davvero di che si tratti?

Provo a definirlo nel modo più elementare possibile: lo stato di diritto è quell’insieme di norme e istituzioni di cui, a partire dall’Illuminismo, si sono dotate le moderne democrazie liberali per garantire due cose essenziali:

  • la divisione dei poteri dello Stato;
  • l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

È grazie alla creazione e al rafforzamento dello stato di diritto se oggi viviamo in democrazie liberali e garantiste, in cui possiamo aver fiducia delle istituzioni e delle forze dell’ordine, e non in regimi autoritari (dittature, teocrazie, regimi feudatari) in cui invece aver paura delle istituzioni e delle forze dell’ordine.

Detto in soldoni

Nel caso questa spiegazione fosse ancora troppo complessa, proverò a dirlo ancora più facilmente: lo stato di diritto è il contrario dello stato di eccezione, e lo stato di eccezione è quello stato in cui i potenti e le forze dell’ordine se ne fottono delle leggi, arrogandosi il potere di trattare i cittadini in maniera arbitraria e iniqua, un po’ come gli pare e in base a criteri soggettivi, razziali e discriminatori.

In uno stato di diritto i poteri (compreso quello coercitivo e giudiziario) sono amministrati in maniera equa secondo norme valide a priori per tutti i cittadini, a prescindere da colore della pelle, nazionalità, opinione politica, etc.

In uno stato di eccezione, invece, i poteri sono amministrati in maniera arbitraria da autorità svincolate dalla legge, le quali agiscono d’imperio, trattando casi simili in maniera diversa secondo parametri variabili e contingenti – eccezionali appunto.

Cosa c’è di sbagliato in questa foto?

Ora, visto che sto perdendo l’attenzione proprio di quei lettori a cui questo articolo vorrebbe far cambiare idea, passerò brutalmente ai cinque motivi per cui la diffusione di quella foto è di una gravità inaudita.

Presuzione di innocenza

La Costituzione Italiana, all’articolo 27, afferma che “l’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva“. Questo principio sacrosanto implica quattro cose:

  • che si instauri un regolare processo in cui l’indagato diventi un imputato;
  • che un magistrato (e non un ministro) formuli i capi di imputazione di fronte a dei giudici in un’aula di tribunale (e non sui social network di fronte a milioni di follower con la bava alla bocca);
  • che l’imputato abbia diritto a una difesa in un’aula di tribunale, anche quando non può permetterselo o anche quando le prove di colpevolezza contro di lui siano oggettivamente manifeste;
  • che fino al momento della condanna anche un reo-confesso è innocente – sì, avete letto bene, anche un reo-confesso, e se non ci credete passate al punto successivo.

Confessione estorta

Immaginate la seguente scena, tratta da una storia vera: cinque minorenni di colore vengono arrestati e accusati di stupro di gruppo nei confronti di una donna bianca, finita in coma; tutti e cinque i ragazzini confessano di fronte alle telecamere della polizia, la quale spiattella le loro facce su tutti i giornali; l’opinione pubblica si infervora e si divide; l’allora imprenditore Donald Trump chiede pubblicamente di ristabilire la pena di morte e di giustiziare i ragazzini, i quali nel frattempo vanno a processo e, sulla sola base delle loro confessioni, vengono condannati al carcere, con pene fino ai 13 anni.

Giustizia è fatta, vero? E invece no, perché dodici anni dopo (12!) il vero autore dello stupro confesserà il crimine, i cinque ragazzini verranno liberati, scagionati da ogni accusa e infine ricompensati dallo stato di New York con 41 milioni di dollari.

Capite adesso perché la diffusione di quella foto potrebbe aver totalmente invalidato il regolare corso del processo? I legali del ragazzo potranno (a ragione) accusare la polizia di aver estorto con la tortura quella confessione – e del resto alcuni giornali americani lo stanno già facendo…

Reato di tortura

E veniamo adesso alla questione del reato di tortura, approvato nel 2017 per conformare l’ordinamento italiano alla Convenzione di New York del 1984, lo stesso che Giorgia Meloni vorrebbe abolire per permettere ai nostri agenti “di fare il loro lavoro” – ma di che parliamo, di agenti di polizia o di aguzzini?

La foto diffusa dalle forze armate e dal ministro dell’interno ritrae il ragazzo chino su stesso, ammanettato e bendato, all’interno di un ufficio dei carabinieri, circondato da carabinieri.

Non c’è alcuna motivazione oggettiva di sicurezza che giustifichi l’uso delle manette né tanto meno della benda, che da ogni punto di vista è inconcepibile all’interno di quel contesto.

E se a questo punto esclamerete indignati “ma è un assassino, meritava questo ed altro!” vuol dire che non avete capito proprio nulla dei due punti appena esposti qui sopra – e probabilmente nemmeno rileggendoli potrete capirli.

Lavori forzati?

Salvini nel suo post ha inneggiato all’ergastolo con lavori forzati per il ragazzo dicendo: “se colpevole, merita solo la galera a vita. Lavorando. Punto.

Mentre l’ergastolo per omicidio volontario è contemplato dal nostro ordinamento giudiziario, i lavori forzati sono stati aboliti in Italia due secoli fa, nel 1866. È possibile che il nostro ministro degli interni non lo sappia?

Il tribunale del Popolo

Certo che lo sa, ma lo dice coscientemente per aizzare la folla dei suoi follower, comportandosi alla stregua di un imperatore che chieda ai suoi sudditi se condannare o graziare il colpevole, come se i veri giudici fossero loro, e non i magistrati nei tribunali.

Io non so più che pensare. Ho scritto questo articolo per dovere civico, ma so già che sarà stato totalmente inutile, perché nessuno cambierà idea leggendolo. Nessuno.

In un altro articolo avevo detto che “la carta dell’odio e dell’idiozia non si gioca mai impunemente“. Salvini continua a giocarla, imperterrito e impunito – e gli effetti di questo gioco tremendo sono ormai sotto gli occhi di tutti.

Se ti è piaciuto questo articolo leggi anche “Facciamo finta che il femminismo non esista, o del perché lo stato di diritto è morto ieri a Messina“. Per sapere di più sul mio libro: “Come se Dio fosse antani. Ateismo e filosofia senza supercazzole

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